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Amore Zucchero e Cannella

La sua espressione seria, mi faceva sciogliere, persino la sua ossessione per l’allenamento mi piaceva. Avrei voluto costruire un futuro con Simon, avrei voluto amarlo. Ma in quel momento realizzai che non era abbastanza. Lui voleva qualcuno che io non sarei mai potuta essere. “Il mare è pieno di pesci”, aveva detto Philip al lavoro. “È un cliché, ma è assolutamente vero. Proprio per questo è un cliché, perché è vero”.
Avevo sgranato gli occhi. Era uno stupidissimo modo di dire. Sì, il mare era pieno di pesci, ma se il prossimo era un piragna o uno squalo mangia-donne? Sapevo che Philip aveva ragione, anche se in modo non proprio originale.

Dovevo fare solo una cosa: dimenticare Simon e andare avanti
Strappai il nastro adesivo da una scatola che non avevo ancora toccato, e dentro vidi l’urna che conteneva le ceneri di mia nonna Violet, avvolta nella gommapiuma. La presi, tolsi la gommapiuma e la appoggiai sul tavolo vicino alla fotografia. Ripensaci al suo funerale nel maggio precedente. Simon era stato di grande supporto aiutandomi a predisporre tutti per le esequie (dovetti scegliere qualsiasi cosa, persino le calze) e tenendomi per mano mentre seguivamo il feretro al crematorio. Quel pensiero mi intenerì. Raccolsi il telefono da terra e composi il suo numero per la terza volta quella mattina. “Eh, Simon”, dissi tremante. “Stavo solo pensando… nulla lascia stare, non è niente, niente di importante”.

Scossi il capo incredula, e mi misi le mani nei capelli. Avevo la fronte umida per l’ansia pazzesca degli ultimi giorni. Misi le ceneri di Violet subuna mensola e notai la pila di modelli che erano scivolati dal suo libro.

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Il Suggeritore

In un istante, gli uomini della squadra si sistemarono intorno all’auto di Bermann. Ognuno occupò un posto d’osservazione, disegnando nuovi punti cardinali. Era come se dai loro occhi partissero le coordinate di una griglia che copriva ogni centimentro  quadrato, senza tralasciare nulla.
Mila seguì Goran alle spalle del’autovettura. 
Il cofano era aperto, così come l’aveva lasciato l’agente che aveva rinvenuto il corpo. Goran si sporse in quell’antro, e Mila fece altrettanto.
Non vide il cadavere, perché all’interno del bagagliaio c’era soltanto un grande sacco nero di plastica dentro cui si intuiva la sagoma del corpo.
Quello di una bambina?
Il sacco aveva aderito perfettamente al fisico, adattandosi ai tratti del viso e assumendone la forma. La bocca era spalancata in urlo muto. Come se l’aria fosse stata risucchiata da quella voragine scura.
Come una sindone blasfema.
Anneke, Debby, Sabine, Melissa, Caroline… O era la numero sei?
Si potevano distinguere le cavità oculari e il capo riverso all’indietro. Il corpo non era abbandonato mollemente; al contrario, la postura degli arti era rigida, come se fosse stato fulminato in uno scatto repentino. Mancava un braccio. Il sinistro.
<<Va bene, cominciamo con l’analisi>>, disse Goran.
Il metodo del criminologo consisteva nel porsi delle domande. Anche le più semplici e, in apparenza, insignificanti. Domande a cui tutti insieme avrebbero cercato di dare risposte.
Anche i questo caso, ogni opinione era ben accetta.
<<Prima di tutto l’orientamento>>, iniziò. <<Allora, ditemi: perché siamo qui?>>
<<Comincio io>>, si offrì Boris che si trovava dal lato del guidatore. << Siamo qui per via di una carta di circolazione smarrita>>

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Open

Non intende finire la partita. Preferisce svignarsela che perdere con suo figlio. In fondo al cuore so che è l’ultima volta che giochiamo insieme.

Mentre faccio la borsa e chiudo il fodero della racchetta, provo l’eccitazione più grande da quando ho sconfitto il signor Brown. E’ la vittoria più dolce della mia vita, un trionfo che sarà difficile superare. Non la scambierei con una carriola piena di dollari d’argento, nemmeno con l’aggiunta di tutte le pietre preziose di zio Isar, perché è la vittoria che ha indotto mio padre a scappare da me.

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La Ragazza con l’orecchino di Perla

Non riuscivo a lavorare bene, in quel periodo. Ero preoccupata per la mia famiglia e non di come riuscivo a pulire i pavimenti o a candeggiare le lenzuola. Fino a quel momento nessuno aveva notato quanto fossi brava nelle faccende di casa, ma ora tutti si accorgevano della mia trascuratezza. Lisbeth trovò da ridire su un grembiule macchiato. Tanneke borbottò perché scopando alzavo polvere fin sui piatti. Catharina mi riprese diverse volte: perché avevo dimenticato di stirare le maniche della sua camicia, perché avevo comprato baccalà mentre mi erano state ordinate delle aringhe, perché avevo lasciato morire il fuoco.
Maria Thins mi sussurrò: “Coraggio, ragazza”, nel passarmi accanto lungo il corridoio. Solo nell’atelier riuscivo a fare le pulizie bene come prima, lavorando con l’accuratezza che lui pretendeva.
Non sapevo che fare quella prima domenica in cui non mi fu permesso di andare a casa. Non potevo nemmeno recarmi nella nostra chiesa, perché si trovava nell’area sottoposta a quarantena. Non volevo d’altra parte rimanere in casa: qualsiasi cosa facessero di domenica i cattolici, non volevo trovarmi tra loro.
Se ne andarono tutti insieme alla chiesa gesuita al di là della Molenpoort, le bambine con i vestitini della festa e persino Tanneke in un abito di lana color ocra, con Johannes in braccio. Catharina camminava lentamente, appoggiandosi al braccio del marito. Maria Thins chiuse a chiave la porta alle sue spalle. Io rimasi ferma in piedi sulle mattonelle davanti a casa mentre loro si allontanavano, incerta su che fare. Dal campanile della Chiesa Nuova, proprio lì davanti a me, arrivavano i rintocchi dell’ora.
Ero stata battezzata in quella chiesa, pensavo, dunque, mi lasceranno entrare per assistere al servizio domenicale.
Mi infilai nella grande navata, sentendomi come un poveretto intrufolatosi nella casa d’un ricco. L’interno erafrersco e semibuio, con le colonne lisce che si innalzavano verso un soffitto tanto alto da sembrare il cielo.

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Pagina 69

Ucci Ucci sento odor di novitucci!!! No, non sono i fumi dell’alcool, i postumi di un capodanno godereccio. No, niente di tutto questo. Voglio iniziare l’anno parlandovi della pagina 69. Lasciate da parte le maliziosità, nulla di tutto ciò. alcuni di voi già sapranno, altri no, altri sanno ma è messo nell’angolo più recondito della memoria, ma non vi preoccupate, ci sono io 😀 !!!

Si dice che la pagina 69 sia tutto di un libro. Infatti in molti libri, la pagina 69 ha un inizio ed una fine. Il sociologo Marshall McLuhan, diceva che per capire la qualità del libro, o più semplicemente saperne di più di quel volume che vi intriga molto, aprite a quella pagina. Perché le prime pagine servono per catturare il lettore, mentre quella pagina è tutto.

Certo la cosa non vale per i libri che hanno tipo 900 pagine, oppure quelli piccolissimi, ma in linea di massima, quasi tutte le case editrici stanno facendo in modo che quella pagina abbia una certa importanza. Se poi la 69 non vi dovesse soddisfare e non siete ancora convinti, potete provare con la pagina 99.

Questo Natale ho comprato due libri, ed ho voluto leggere la 69. Nel primo libro, la pagina iniziava e finiva, e non erano che poche righe.. bhe se già volevo leggerlo, leggere quelle righe mi avevano conquistato.
Il secondo libro invece iniziava terminando la frase della pagina precedente, Ma dopo il punto.. il libro mi aveva presa.

Non ci credete? provateci, fatelo anche voi. Andate in libreria, o negli scaffali del centro commerciale, aprite un libro a caso, o quello che vi intriga ma non ne siete sicuri.. e leggete. Fatemi sapere se con voi funziona, se vi è d’aiuto per la scelta dei libri del 2015.

Quest’anno sarà la mia nuova rubrica. Sì esatto, voglio trascrivervi le pagine 69, se non tutte almeno le più belle per me, quelle che hanno più significato. Non di tutti i libri che esistono al mondo, ovviamente, ma di quelli che leggerò. Sarà molto impegnativo, ma voglio provare a farlo, e spero che apprezzerete che vi divertirete ma che, soprattutto, vi possa essere utile.

Vi auguro un 2015 ricco di serenità, bei libri, bei film, di amore; ma soprattutto di serenità e salute.