Cerca i suoi amici accanto a sé, ampliando il raggio a ogni occhiata. Sono ancora sul vagone, i rammolliti.
Un altro fischio del locomotore. Il convoglio sibila e scricchiola rallentando sempre di più. Italo prende atto che quel vigliacco del suo amico trova il coraggio di saltare solo quando il treno va a passo d’uomo, ma ancora un po’ troppo veloce per quella pappa molla di Vanda, che invece si degna a vagone fermo, senza fretta, sdraiandosi e scivolando sulla pancia con i mutandoni in mostra, fulgidi nel buio. Lascia che i due lo raggiungano.
<<Codardi>> dice.
<<E’ colpa di Vanda>>
<<Mi sono sbucciata un gomito>> protesta lei mostrando una pellicina sollevata a Italo, che fieramente gronda sangue.

I primi raggi del sole sono confortanti, dissolvono i tremori per il freddo accumulato, illuminano di gloria l’inizio del secondo capitolo della loro impresa, e soprattutto alzano il sipario su uno spettacolo inimmaginabile. “Il cortile più grande del mondo” pensa Cosimo di fronte alla campagna che si estende a perdita d’occhio.
Ronzii improvvisi e battiti d’ali allarmati accompagnano i loro passi. Pare che la natura li stia studiando. “Non è come gironzolare in città” pensa Cosimo. Mura, muretti, portoni, cancelli e grate definiscono le proprietà, gli spazi accessibili, circoscrivono percorsi obbligati; in campagna vige un ordine diverso, religioso, fatto di tanto spazio, tanta aria, tanta luce. Viene voglia di urlare a squarciagola. Non fa nemmeno in tempo a domandarsi se questa sensazione sia condivisa dai suoi amici che Italo inizia a sbraitare.
<<Camerati tedeschi! Sono il balilla Italo Barocci, figlio del commendator Carlo Albero Barocci e fratello dell’eroe di guerra Vittorio Barocci! Vorrei conferire con il vostro capo per una cosetta molto urgente! Traduci, Vanda>>

Dio a volte nasconde la bellezza perché siamo pochi eletti a goderne.

“E’ solo che secondo me i tedeschi non lo sanno che Riccardo è buono. E allora potremmo andare a parlarci, così magari ce lo restituiscono.”

Quando un politico ti indica un nemico bisogna pensarci due volte prima di dargli retta. Il vero nemico, è quello che con la guerra, qualsiasi tipo di guerra si arricchisce. Altro che impero e sacri confini. Non lo fregano più. L’unico impero per lui è la famiglia, e il sacro confine è la porta di casa.

Anche tre amici insieme sono una casa.

Il mondo che non è ancora stato raggiunto dalla civiltà degli adulti elargisce doni ad ogni passo.

“Abbiamo fallito tutti, è evidente. Una nazione in guerra è il posto peggiore dove far crescere i figli, soprattutto quando si sta perdendo. Questo lo sapevamo anche prima di schierarci, ma qualcuno ha deciso per tutti noi di accettare il rischio”.

“Pensavamo che avremmo giocato insieme tutta la vita invece ci portano via Riccardo. Pensavamo che per ritrovarlo bastava seguire la ferrovia per un paio di giorni e invece..”

“Non mi ero mai sentito felice per così poco” si stupisce Cosimo, troppo preoccupato di trattenere le lacrime per capire che quel “poco” è un mondo nuovo, ineluttabile, fatto di tesori che starà a lui vedere o non vedere, sentire o non sentire. Un mondo in cui, senza rendersene conto, è appena entrato. In trionfo. Da Re con le scarpe rotte.

“Ha ragione, pensa Suor Agnese, è difficile capirci. Passiamo il tempo a preoccuparci che i nostri figli mangino abbastanza, che non prendano freddo e poi scendiamo in piazza a festeggiare l’inizio della guerra.”
“I grandi fanno schifo! Fate tutti schifo! Io non vi do più retta.”

La voglia di giocare le è tornata all’età di ventinove anni, dopo dieci ore di travaglio, quando è nata sua figlia. Il primo miracolo di tutti i bambini, vengono al mondo e subito rimettono al mondo i genitori. Ed è tornata poco prima dei settanta, appena è diventata nonna.

A Cosimo […] la voglia di giocare non è più tornata, nemmeno quando sono nati i figli di Sebastiano.

 

Libro proposto dalla mia libraia, per il gruppo di lettura che gestisco nella sua libreria.
Scelto verso la fine di gennaio per restare in tema Giornata della Memoria.

Una storia molto bella che mi ha colpito.
Incontriamo i tre protagonisti in un cortile di Roma durante la seconda guerra mondiale.

Vanda, un’orfana che non viene adottata e si chiede il perché, ma trova l’amore incondizionato in Suor Agnese. Per vedere i suoi amici scappa spesso dall’orfanotrofio in cui vive.

Cosimo vive con il nonno e il fratellino. Cosimo sfida di continuo le sue regole, ma allo stesso tempo ha paura delle sue punizioni.

Italo, è un giovane Balilla che cerca disperatamente di essere visto da un padre che ha solo occhi per il fratello,  tornato dal fronte ferito e con una medaglia al valore.

E infine Riccardo. Riccardo è quell’amico che fa da collante tra i tre amici. E’ quello che speri che ti chieda in sposa. E’ l’amico che ti porta la cena quando sei in punizione.
Riccardo è tutto questo, e senza Riccardo manca un pezzo.
Solo che lui è ebreo, e quando il ghetto di Roma viene rastrellato lui sparisce.
Gli amici sono sconvolti quando scoprono che è stato portato via: ‘Lui è bravo, magari i genitori no, ma lui sì. Dobbiamo farcelo restituire.’

Il libro si svolge durante questo il viaggio. Viaggio che gli amici intraprendono per andare a prenderlo. Per loro i confini non sono molto chiari, infatti credono che basti seguire la ferrovia per arrivare al ‘campo da lavoro’.

Un viaggio, come quello della vita, amicizie che durano una vita. L’innocenza di bambini che ti prende come un treno..

 

Un grazie particolare all’autore, Fabio Bartolomei, che contattato da me su Instagram, si è proposto di partecipare alla discussione via telefono. E’ stato davvero gentile, e la sua partecipazione ha portato nuovi spunti di riflessione e di confronto.
Il libro al gruppo è piaciuto molto, e io leggerò sicuramente altri suoi libri! Grazie mille!!