“Li chiamiamo mostri perché li sentiamo lontani da noi, perché li vogliamo diversi.”

Perché un uomo ha dei punti deboli e può essere catturato. Un mostro no.

La sofferenza ha un compito. Serve a ricomporre i legami tra le cose dei vivi e quelle dei morti. E’ un linguaggio che sostituisce le parole.

La morte è una signora molto seducente.

I bambini sanno spremere la felicità da tutto quello che gli capita.

Concluse che il bene e il male spesso si confondono. Che l’uno a volte, è lo strumento dell’altro e viceversa.

Sono più spesso le tragedie umane che i successi  a legare le persone, pensò Mila.

“Stiamo accanto a persone di cui pensiamo conoscere tutto, invece non sappiamo niente di loro.”

“Perché se c’è una cosa che ho imparato, è che il buio ci chiama, ci seduce con la sua vertigine. Ed è difficile resistere alla tentazione… quando torno fuori insieme alla persona che ho salvato, mi accorgo che non siamo soli. C’è sempre qualcosa che ci viene appresso da quel buco nero, rimanendoci attaccata alle scarpe. Ed è difficile sbarazzarsene”

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