Poche sensazioni sono frustranti e deprimenti quanto l’accorgersi di contare così poco, professionalmente, per una persona che si stima.

Puoi sognare quanto vuoi, ma prima o poi realtà ti si abbatte addosso. 

Un addio può anche ammazzare.

 

Perché non può mandare a fanculo qualcuno in qualsiasi posto.

Betty Boop era, è e sempre sarà una donna sensuale e dai forti connotati sessuali.

Se vuoi essere un bravo giornalista, devi leggere romanzi, ragazzo, non c’è mai stato un grande giornalista che non fosse innanzitutto un buon lettore, te lo assicuro.

Non sanno che Nurit Iscar è abituata a leggere in qualsiasi circostanza: camminando, viaggiando sull’autobus, o nel metrò, in fila in banca, perfino al cinema. finché non spengono le luci e il film inizia.

C’è un’altra vita, sì, ci sono tante altre vite, risponde il ragazzo, la questione è vivere quella che uno vorrebbe vivere.

Si può esporre il proprio parere, ma non si può spacciare un’opinione per informazione.

La proprietà intellettuale è sempre una materia controversa.

La notte è generosa, pensa, ti offre sempre qualcosa.

Quali sono i meccanismi dell’amore che ti portano a non vedere ciò che non si vuole vedere?

Quando qualcuno dice “da sogno” da per scontato che tutti abbiano lo stesso sogno.

La solitudine è uno stato d’animo interiore che si può provare persino stando tra la gente, ritiene.

Non dimentica mai i crimini impuniti, perché racchiudono sempre qualcosa che è più tremendo del crimine stesso.

Un romanzo è un’opera di finzione. E la mia unica responsabilità consiste nel raccontarlo nel migliore dei modi.

Forse non è nemmeno vita, ma possibilità di vita.

Nulla è peggiore del nulla.

Pompa sangue e batte dal diciottesimo giorno: potrei buttarti via?

“Perché mi hai messo al mondo, perché? Io ti risponderò: ho fatto ciò che hanno fatto gli alberi per milioni di anni prima di me, e credevo di fare bene.”

Un uomo non rimane in cinto e, a proposito, dimmi: è un vantaggio o una limitazione? Fino a ieri mi sembrava un vantaggio, anzi un privilegio. Oggi mi sembra una limitazione, anzi una povertà. V’è un che di glorioso nel chiudere dentro il proprio corpo un’altra vita, sapersi due anziché uno.

Bambino, io sto cercando di spiegarti che essere un uomo non significa avere una coda davanti: significa essere una persona.

E’ una parola stupenda, la parola persona, perché non pone limiti a un uomo o a una donna, non traccia frontiere tra chi ha la coda e chi non ce l’ha. Del resto il filo che divide chi ha la coda da chi non ce l’ha, è un filo talmente sottile: in pratica si riduce alla facoltà di poter crescere o no una creatura nel ventre. Il cuore e il cervello non hanno sesso.

Capire che nulla minaccia la tua libertà quanto il misterioso trasporto che una creatura prova verso un’altra creatura, ad esempio un uomo verso una donna, o una donna verso un uomo.

Ma come fanno a dire che l’essere umano è un incidente della natura?

Non è vero che ci si fa l’abitudine, ogni volta è la prima volta.

Non appartieni ne a Dio ne allo stato ne a me. Appartieni a te stesso e basta.

In fondo per certa gente, la vera colpa di un uomo e di una donna consiste nell’amarsi nel letto.

Ti piacerà la mia mamma, ti piacerà perché pensa che senza i bambini il mondo finirebbe.

Solo chi ha pianto molto può apprezzare la vita nelle sue bellezze, e ridere bene. Piangere è facile, ridere è difficile.

L’uguaglianza, bambino, esiste solo dove stai tu: come la libertà.

Un figlio non si dovrebbe mai buttare perché un figlio è un figlio no una cosa.

La mamma non è colei che ti porta nel ventre, è colei che ti cresce. O colui che ti cresce.

E’ solo rispettando se stessi che si può esigere il rispetto degli altri, è solo credendo in se stessi che si può essere creduti dagli altri.

Io non ero ottimista perché non ero coraggiosa.

La maternità non è un dovere morale. Non è nemmeno un fatto biologico. E’ una scelta cosciente.

Laggiù nel nulla non v’è volontà. Non v’è scelta. V’è il nulla. Quando avviene lo strappo ci accorgiamo di incominciare, non ci chiediamo nemmeno che l’ha voluto e se ciò sia bene o male.

Non è vero che non credi all’amore mamma, ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto.

Uno si consuma per ottenere una ricchezza o un amore o una libertà, si affatica per conquistare un suo diritto, e, quando lo conquista, non ne gioisce.

Ma a chi serve un bambino che muore e una mamma che rinunci a essere mamma?

Il dolore è il sale della vita, e senza di esso non saremmo umani.

Non posso fare a meno di guardarmi intorno ed accorgermi che domani è un giorno colmo di opportunità.

Il sale della vita è la felicita, e la felicità esiste: consiste nel darle la caccia.

Si direbbe che di ora in ora il tormento si affievolisca per chiudersi in una parentesi.

Morto senza sapere cosa significa essere vivo: senza sapere cosa sono i colori, i sapori, gli odori, i suoni, i sentimenti, il pensiero. Mi dispiace per te e per me. Mi umilia. 

L’eccessiva familiarità distrugge il rispetto.

“Beh, ogni filo h ala sua magagna, ogni ago il suo granello di ruggine””

Spesso leggiamo libri che pensiamo di dover leggere o che avremmo già dovuto leggere, o che ritengono che noi dovremmo leggere (incontro a ogni  piè sospinto persone che hanno un loro elenco mentale, e a volte anche materiale, dei libri che pensano di dovere aver letto quando compiranno quarant’anni o cinquanta, o quando moriranno).

I romanzi che hanno raggiunto un pubblico di massa nell’ultima decina d’anni di solito richiedono ai loro lettori di guardare i personaggi attraverso una lastra di vetro relativamente trasparente.

Non vorrei mai dover dissuadere qualcuno dalla lettura di un libro. Ma vi prego, se state leggendo un libro che vi sfinisce, lasciate perdere e leggete qualcos’altro, come quando mettete mano al telecomando se non vi piace un programma televisivo.

E comunque, leggere per diletto è una cosa che dovremmo fare tutti.

Voglio dire soltanto chhe voltare le pagine nn dovrebbe essere come arrancare in un denso pantano. Lo scopo primario dei libri è che noi leggiamo: e se scoprite di non farcela, può darsi che la colpa non sia della vostra inadeguatezza. A volte i “buoni” libri sono un incubo.

Leggete di tutto, purché non vediate l’ora di riprendere in mano il vostro libro.

Eppure mi è servito tutto questo tempo per capire che la lettura non deve essere per forza noiosa.

Per favore, vi prego: mollatelo lì. Non lo finirete mai. Iniziatene un’altro.

Quando discuterò con san Pietro sulla porta del paradiso gli dirò di ignorare la colonna dei libri letti per concentrarsi su quella acquistati.

La maggior parte della gente per bene, di notte fa fatica a dormire e a quanto pare è proprio per questo che il mondo è un tale casino.

Perché essere lettore è un po come essere presidente, salvo che la lettura comporta abitualmente poche cene di stato.

Ma presumo che anche il critico/editore/vattelapesca più spocchioso debba accettare che tutti, a un certo punto, leggiamo un libro per la prima volta.

Non è neanche indispensabile amare l’autore per ricavare qualcosa: basta che amiate le persone che creano l’arte in qualunque forma.

Ma il guaio, con i libri influenti, è che, se hai assimilato l’influsso dell’originale senza averlo letto, apprezzarne la grandezza può non essere semplice.

Malgrado le apparenze contrarie, la stupidità è una condizione mentale complessa.

 

I nomi non hanno affatto tutta l’importanza che di solito attribuisce loro la gente.

Sono talmente tanti i posti che non si ricordano di avere fascino.

Ma non si deve scegliere al posto dei figli, per nessuna ragione al mondo.

I piaceri inattesi sono sempre quelli inattesi.

Il passato ti si appiccica addosso come lo zucchero a velo alle dita. Alcuni tentano di spolverarlo via, però non c’è niente da fare: gli eventi e le cose che ti hanno portato dove sei ora restano lì per sempre.

 

La carezza sui capelli è impossibile gettarla.

Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro e  per nient’altro. […] ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.

Il luogo ideale per dormire era la tomba di una persona amata. 

Allora cerchiamo con tutte le forze di convincerci che esistono cose per cui vale la pena vivere che per questo la vita ha un senso.

Credo che essere coscienti renda il successo amaro, mentre la mediocrità, spera sempre in qualcosa.

Che cos’è un’aristocratica? E’ una donna che, sebbene circondata dalla volgarità, non ne viene sfiorata.

La forza di un soldato no sta nell’energia che impiega per intimidire l’avversario inviando un mucchio di segnali, ma  nella capacità di concentrare in se la forza focalizzandosi su se stesso.

Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l’intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo a un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello. La bruttezza invece, di per sé è per sempre colpevole, e io ero già votata a quel tragico destino, reso ancora più dolorosi se si pensa che non ero affatto stupida.

Fuori il mondo ruggisce o si addormenta, scoppiano le guerre, gli uomini vivono e muoiono, alcuni nazioni periscono, altre che verranno presto inghiottite, sorgono, e in tutto questo rumore e questo furore, in queste esplosioni e risacche mentre il mondo avanza, si infiamma, si strazia e rinasce, si agita la vita umana.

La vera novità è ciò che non invecchia nonostante lo scorrere del tempo.

Allora come la mettiamo? E’ questo il movimento del modo? un infimo sfasamento che rovina per sempre la possibilità della perfezione.

E se la letteratura fosse una televisione in cui guardiamo per attivare i neuroni specchio e concederci a buon mercato i brividi dell’azione? E se, peggio ancora, la letteratura fosse una televisione che ci mostra tutte le occasioni perdute?

Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.

Non vediamo mai al di la delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni, senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell’altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire.

Penso che non le sia mai venuto in mente che prima di tutto un testo è scritto per essere letto e per suscitare delle emozioni nel lettore.

Io credo che ci sia una sola cosa da fare: scoprire il compito per il quale siamo nati e portarlo a termine il meglio possibile, con tutte le nostre forze, senza complicarsi l’esistenza e senza pensare che ci sia qualcosa di divino nella nostra natura animale.

La letteratura, per esempio, ha una funzione pragmatica. Come ogni forma artistica, ha lo scopo di render sopportabile l’adempimento dei nostri doveri vitali.

Come puoi esistere se non sai dove sei, se devi accogliere nello stesso tempo la cultura dei pescatori thailandesi e quella dell’alta borghesia parigina, quella dei figli immigrati e quella dei membri di una vecchia nazione conservatrice?

Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando.

Forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono.

Forse l’amore materno è questo, l’intuizione nel bel mezzo del disastro, quella scintilla di empatia che alberga nell’uomo anche quando è ridotto a vivere come una bestia.

Perché una camelia può cambiare il destino.

Sì, l’occhio percepisce ma non scruta, crede ma non interroga, percepisce ma non indaga, è privo di desiderio e non persegue nessuna crociata.

Prima di morire, quello che dobbiamo vivere è una pioggia battente che si trasforma in luce.

Mi dico che forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso.

Dio come mi piace il sesso riappacificatore.

“Becky quando si tratta di matrimonio, non sono mai semplici screzi”

“Questo è il mondo in cui viviamo oggi. Un mondo che si specchia in se stesso. Ossessionato dalla propria immagine.”

“E alla fine della giornata, cosa è più importante? Sapere che alcuni conti senza valore tornano, o sapere che sei la persona che volevi essere?

“Cinque secondi dopo aver varcato la soglia di Tiffany mi sento già meglio. Il mio battito comincia a rallentare. La mente gira meno vorticosa […] Audrey Hepburn aveva ragione: da Tiffany non può succedere nulla di brutto”

L’abito più bello che abbia mai indossato. So che non proverò mai più niente di simile in vita mia.

… e tutti sanno che non c’è periodo migliore del Natale per visitare la città che non dorme mai.

Il pane – come il vero amore- richiede tempo, dedizione, mani forti e amorevoli, e pazienza; vive, crescendo e giungendo a maturazione solo nelle circostanze più perfette.

Piegai il collo all’indietro ( perché le librerie ti obbligano ad assumere posizioni scomodissime con il collo).