Io ho avuto la fortuna di conoscere Elena Varvello, frequentavo il suo gruppo di lettura al Circolo dei Lettori di Torino. Era tempo per me, era un appuntamento per il mio cuore.
Sapevo che stava scrivendo un libro, e quando è uscito.. beh doveva essere mio!

Elena ci inchioda alle pagine, e lo fa in maniera “subdola”, passatemi il termine.
Nel senso che lo fa, senza che tu lettore te ne accorga.
Ti prende e non ti molla, e quando te ne accorgi, è ormai troppo tardi e tu hai finito il libro. Alzi la testa e dici ” uh il tempo è passato”.

Elia racconta questa storia trent’anni dopo l’accaduto ed è la storia della sua famiglia. Di ciò che è successo nell’estate dei suoi sedici anni.

Elia è in piena tempesta ormonale, e nella sua famiglia le cose non stanno andando molto bene. Il padre è stato licenziato, la ditta ha chiuso, e da persona allegra, divertente e giovanile si è trasformato in un umo cupo, ansioso, triste e paranoico.
Elia cerca di capire cosa stia succedendo, vorrebbe aiutare il padre, invece la mamma si fa trascinare dagli eventi, giustifica, dice che non è niente. “E’ un periodo, passerà” è risucchiata, secondo me, dall’amore che prova per quell’uomo che ormai sta andando alla deriva.

Il culmine della storia è la scomparsa di una ragazza. Viene vista salire su un furgone e poi più niente. Non si sa più nulla.

Elena ci racconta la storia nel modo giusto, al momento giusto, con il tono giusto.
Ammetto che più volte mi sono ritrovata a leggere sentendo la sua voce nella mia testa.

E se fossimo ad un lunedì, al circolo, lei si soffermerebbe ad approfondire il personaggio della mamma. Una donna che sembra fragile, ma ci prova, cerca di proteggere il figlio e prova a far rinsavire il marito.

Quindi grazie Elena per questo ritmo lento ed incalzante, questo scorrere del tempo inesorabile che ci travolge senza che ce ne accorgiamo. Grazie per questa tua storia, grazie per questa tua scrittura semplice e lineare.

 

Attendo altre tue storie.

Con lo scorso capitolo chiedevo un po’ di serenità amorosa per Alice. Lei una decisione la prende.. ecco vi lascio così! 😀

Questa volta Alice aiuta Calligaris a scoprire chi ha ucciso un suo insegnante dell’università: Il professor Ruggero D’Armento. Un noto, e rinomato, psichiatra romano.
Ogni persona ha un lato che non conosciamo, e anche Alice quando scopre lati del professore che non immaginava, non se ne capacita. Non tutti, forse nessuno, è veramente come appare, abbiamo tutti dei lati che nascondiamo e che non vogliamo far vedere. Quindi agiamo di sottecchi, proprio per questo Alice non si capacita di alcune scoperte.

Alice, coem vi dicevo per lo scorso capitolo è cresciuta. E perfino la ‘Wally’ se ne è accorta. Eh sì anche lei, tant’è che…

 

Alice.. ti prego torna!!

Alice Allevi, ormai, è la mia eroina per eccellenza, mi ci rispecchio!!
Sempre indecisa sul da farsi, come si gira fa danni, svampita eppure nonostante tutto ce la fa. Sempre! Certo, non senza effetti collaterali ma ce la fa, è lì in piedi.

Perché nonostante Arthur sia diventato “l’innominabile”, Conforti continui a lanciarle segnali ambigui, ma che in realtà sono molto chiari, lei continua a vivere con la piccola Malcomess.

E ancora una volta le loro carriere si incontrano

Da una parte Cordelia che sta preparando uno spettacolo in un teatro dove vengono dove vengono allestiti solo spettacoli di Shakespeare; dall’altra Alice in veste, non ufficiale (come sempre), aiuta l’ispettore Calligaris, a sbrogliare la matassa sul ritrovamento di un corpo.

Il mondo dello spettacolo sarà in subbuglio, ci saranno congetture, piste false, colpi di scena, e intuizioni giuste.

Ma il vero colpo di scena è quello che accade in Istituto secondo me. Ad Alice viene affidata una ragazza, direttamente dalla ‘Wally’, quindi forse per lei c’è speranza? forse anche le megera inizia a cambiare idea su di lei?

Ma per quanto il triangolo amoroso mi tenga incollata alle pagine è giunta l’ora che Alice prenda una decisione e sia felice, non più in preda a un turbinio di emozioni contrastanti.

 

Alice Allevi che si trova, come sempre, a barcamenarsi tra istituto, procura, Arthur e Conforti!!
Ma andiamo con ordine e con calma.

La parte “gialla” devo dire che è cresciuta di livello, Alessia Gazzola cresce di volume in volume e si percepisce.
Intreccia bene le storie, i personaggi e credo che se avesse provato a fare diversamente il libro non avrebbe funzionato.
E’ brava a intrecciare la comparsa di resti umani, con la scomparsa del personaggio più “odioso” dell’istituto di medicina legale: Ambra ( che per me ormai è Martina Stella, nonostante abbia visto solo una puntata. Leggendo il libro i volti, ormai, per me sono quelli della fiction).
Odioso l’ho messo volutamente tra virgolette perché in questo capitolo si ha una specie di slancio buonista nei suoi confronti. Quel tipo di slancio che hai nei confronti della più odiata della classe, quando è nella merda più totale e davanti ai tuoi occhi inizia ad avere sembianze umane.
Quindi sì, la parte gialla è abbastanza ben fatta.

Ma.. ormai io voglio sapere cosa succederà nel triangolo. Sono così vogliosa di notizie, che mi sono ritrovata a saltare i pezzi perché io volevo, dovevo sapere!!!
quindi..Alt! Tornavo indietro, un po’ come quando ti perdi un pezzo di un dvd perché ti è caduto l’elastico dei capelli e non capisci più niente. 🙂
Volevo sapere, ma purtroppo non ho saputo nulla, perché la Gazzola ci rimanda al prossimo capitolo. Anzi a dire la verità Conforti lo fa proprio sparire, non si hanno più sue tracce, zero inchiostro.
Al che mi sono detta che mi ero persa Conforti per strada ( o Lino Guanciale, fate voi). No, no, niente di tutto questo. E’ proprio lui che è sparito dai radar, purtroppo.
E non ho ben chiaro il perché, quindi mi aspetto grandi cose da successivo capitolo!!

 

Stay Tuned..

Ritorno ad un grande amore: Alice Allevi!!

Questo è il secondo pubblicato ma sarebbe il terzo in sequenza di lettura.

Alice ormai è una specializzanda a tutti gli effetti. E per sua stessa ammissione “ha imparato a fare le autopsie senza combinare troppi guai”.
Alice viene chiamata da un suo docente per un caso di interdizione. La persona a cui fare la perizia è lo scrittore Konrad Azais. Un uomo sulla via del tramonto sia fisico, costretto su una sedie a rotelle, sia lavorativamente.

Lo scrittore dopo qualche giorno dalla perizia, vien trovato morto. Ovviamente la nostra Alice è in prima linea, e affianca l’onnipresente Claudio Conforti.
Alice ha ancora quella vena investigativa che le farà fare congetture, supposizioni, e che la riporterà a fianco dell’ispettore Calligaris.

Dove Conforti arranca, Alice vede la luce..

In questo romanzo si vede approfondito la parte del giallo, e per questo l’ho trovato un po’ meno frizzantino, ma credo vada bene così; perché si percepisce la maturità sia di Alice, sia dell’autrice.

In Alice, comunque, si ritrovano quei tratti esilaranti trovati nell’allieva. Un po’ sulle nuvole, svampita, eterna indecisa. Eh sì perché con Arthur le cose non vanno proprio bene, lui a Roma non vuole tornare. La sua base ormai è Parigi,, ma anche lì non c’è mai. E poi c’è Claudio.. sì Claudio, che diciamocelo un po’ arrogante lo è. Il classico bello e impossibile che passa dal caldo al gelo, che nemmeno una giornata di ottobre è così repentina (forse).

Ma a proposito com’è che ad un certo punto sparisce? che fine ha fatto Conforti? Boooo

Voi per chi tifate? Arthur o Conforti? Io non lo so.. all’inizio credevo Arthur.. Ma Conforti, tenebroso.. e poi noi donne se non sono “dannati” non li vogliamo.

 

Come sempre cerco di leggere prima il libro e poi vedere il film, e anche questa volta ho fatto così.

Dopo aver provato una prima lettura, fallita, in concomitanza del parto ci ho riprovato in estate, e devo dire che ci sono riuscita.

Il libro è un’auto biografia, è la storia di Solomon Northup pubblicato per la prima volta nel 1853.
Solomon è un uomo di colore, nato libero. In quegli anni molti stati avevano ancora la schiavitù, come nello stato di Washington.
Solomon era libero, un uomo, un marito, un padre, con un lavoro, una casa è un pezzetto di terra. Venne rapito, nel 1841, fatto prigioniero e schiavo. Quei 12 lunghi anni sono tutti racchiusi in queste pagine, dove i può toccare con mano tutta la tragicità della schiavitù. Tutte le difficoltà, le punizioni, le umiliazioni che ha dovuto subire in quegli anni.
Perché non tutti i suoi padroni furono persone buone e più o meno giuste, i suoi padroni erano cattivi, crudeli e molto inclini alle punizioni.
Purtroppo non tutti i suoi compagni di sventura sono sopravvissuti, molti si lasciarono morire, altri vennero uccisi. Una delle fortune di Solomon fu la capacità di suonare il violino, che gli diede molte volte la possibilità di evitare il duro lavoro nei campi.

Una storia davvero toccante che ci riporta in un attimo in un periodo storico del quale, a mio avviso, si parla poco, se non a scuola.
La sensazione è stata quella di essere seduta intorno ad un fuoco, la sera, ad ascoltare una storia di vita vera.

Libro che mi ha colpito duro Un pugno nello stomaco. Ho pianto. Mi sono fidata della protagonista, ho fatto il tifo. Ho pianto.
Ho pensato di non riuscire ad arrivare alla fine, invece ce l’ho fatta. L’ho letto a piccole dosi. Perfino con in braccio il mio bambino, durante la notte, dopo un brutto sogno.

Viviamo dalla parte ‘giusta’ del mondo e ci dimentichiamo degli altri paesi, delle altre persone, di altri popoli.
Questo libro ti fa ricordare, ti prende e ti scaraventa a terra e quando te ne accorgi è ormai troppo tardi.

Seguiamo Afsana e la sia famiglia, ci troviamo in un periodo storico importante. L’arrivo dei talebani. Vediamo, grazie a lei, il cambiamento dell’Afghanistan, di Kabul.
Un giorno prima andava bene, il giorno dopo non si poteva pi ballare ascoltare musica (lo so è semplicistico, ma passatemelo)
Afsana ha una bella famiglia numerosa, sono uniti e si vogliono bene. I genitori spronano, insegnano ai loro figli che dovono studiare, per capire il mondo.
Dicono che loro possono diventare qualunque cosa vogliano. Ma non nella Kabul dei bombardamenti, dei talebani.

Afsana e la sua famiglia sono su un treno: la transiberiana. Fanno avanti e indietro su quel treno, non hanno ancora deciso dove sia meglio fermarsi, ricominciare da zero.
Afsana legge ‘Anna Karenina? e scrive la sua storia, quella della sua famiglia. Di come siano arrivati a quel punto, su quel treno.

Mi sono fidata di lei, ma voi non fatelo, anche perché se leggete la trama, lo capirete da soli che non dovete farlo.
Vi fa credere un qualcosa che non esiste e di colpo vi butta in faccia la verità.

La verità è che Afsana è sola, ma allo stesso tempo ha tutta la sua famiglia con lei. Questa ragazza ha una forza dentro pazzesca, meravigliosa che la spinge ad andare avanti. A lottare, a fare chilometri, ad attraversare paesi.. a vivere nonostante tutto e tutti.

Quindi sì, fatevi prendere per mano da lei e seguitela in questo viaggio che è la sua vita. Ridete, piangete, leggete, scrivete con lei. Alla fine vi sentirete tramortiti, con un peso nel cuore, ma sarete anche grati.
E quasi vi mancherà, questa ragazza coraggiosa e forte.

E come c’è scritto in fondo al libro “la vita di un libro non finisce con l’ultima pagina”.
E’ vero, soprattutto con questo libro, con storie come questa. Perché sarà anche frutto della fantasia dell’autrice, ma io so che in quella terra ci sono tantissime storie come questa, o anche peggiori.

Ecco l’ennesima delusione dell’anno. Ho letto il libro perché volevo vedere il film dato che il protagonista è Johnny Depp.

Mortdecai è un mercante d’arte non propriamente onesto, a cui piace molto bere, ma ama molto di più le donne, o comunque è una bella lotta.
Mortdecai viene ingaggiato per “recuperare” un quadro molto importante tenuto in un museo di Madrid. Il committente è Milton Krampf, ma quest’ultimo muore in circostanze non proprio chiare.
Per il nobile mercante d’arte non si mette proprio bene, visto che perfino il suo vecchio compagno di scuola dei servizi segreti gli da la caccia.

Di esilarante ho trovato ben poco, non ho ben capito come si sia arrivati a volte ad alcuno eventi, ma… Ma mi ha lasciato con quella voglia di capire dove vuole andare a parare, e come si evolve la storia.

Sono rimasta un po’ così, eppure mi avevano detto che era divertente, solo io l’ho trovato un po’ confusionario?

Ho visto il film con mio marito. Johnny Depp come sempre è bravo a caratterizzare i personaggi, a tratti divertente, ma proprio a tratti. Probabilmente non essendomi piaciuto il libro, ho fatto fatica anche con il film. Invece mio marito lo ha trovato divertente e gli è piaciuto. Come siamo diversi io e marito 😀

Vi lascio, come sempre, il trailer del film!

Mi avevano consigliato questa scrittrice al gruppo di lettura, vedrai che ti piacerà, e per caso è stato scelto il suo ultimo lavoro.

Che dire? Probabilmente non l’ho capito, girando sul web, precisamente su Anobii, i commenti sono un po’ unanimi.
Come avrete capito non mi ha fatto impazzire, l’ho trovato molto triste e un filino angosciante.

Un uomo si sente male mentre è con l’amante. Viene trasportato in ospedale in gravi condizioni. Nel frattempo, nello stesso ospedale viene ricoverato il marito dell’amante. E già qui.. ma le coincidenze ci sono.

Due donne che si conoscono, ma che non dovrebbero mai incontrarsi, ma che sono legate allo stesso uomo.
E poi si sa, noi donne abbiamo i sensori, capiamo e scopriamo l’inevitabile.

Giulia è moglie, figlia e amante.
Moglie di un uomo che ha una seconda vita, anche lui, con una donna bionda.
Amante di un uomo che ora è fin di vita, un uomo che ama alla follia, con cui vuole un futuro e per cui è pronta a lasciare il marito.
Figlia. Figlia di una donna che decide, ha sempre una soluzione a tutto. Che custodisce il suo segreto. Un segreto che lo divora dentro, che quasi non la fa respirare.

Sì lo so, è un po intrigato, ma lo è anche il libro. Un intreccio di storie, di dolore, dalla quale non è facile ne districarsi ne uscirne.
Ma soprattutto non tutto è come sembra. Molto spesso ci facciamo e facciamo agli altri del male gratuito e inutile. A volte basta solo sedersi e parlare. Anche velare e piangere fa bene, serve a chiarirsi.

Le solite sospette, libro scelto per il gruppo di lettura. Sono l’unica a cui non è piaciuto. Ma proprio per niente!!
Ma come paradosso, l’ho regalato. Non perché io sia una cattiva persona o perché chi lo ha ricevuto mi sta antipatica, anzi è proprio l’opposto. No!! L’ho fatto perché mi sono resa conto che  tutto sommato poteva far passare, a chi lo ha riceveva, delle ore piacevoli.

Un gruppo di persone di circa sessant’anni, ma c’è chi ne ha molti di più, si riunisce e decide di fare una rapina in banca.

Il tutto ha il via quando Susan, si ritrova piena di debiti a causa dei vizi del marito.
Nel momento in cui le pignorano la casa, chiede aiuto alla banca, alla quale lei e il marito so sono affidati per anni ma questa, con tanto di scuse, le chiude la porta in faccia.
Così decide, insieme ad alcune amiche, di preparare il colpo, il quale contro ogni probabilità riesce!

L’intera storia ruota intorno alla loro fuga, al non farsi beccare dalla polizia inglese, francese e chi più ne ha più ne metta!

E’ come se i miei genitori, persone per bene, decidessero di fare una rapina! Maddaiiiiii mi scappa da ridere al solo pensiero 😀

Il libro è un susseguirsi di vicende una più assurda dell’altra, sicuramente un racconto esilarante, ma un po’ troppo assurdo.
Alle mie compagne di lettura è piaciuto, lo hanno trovato allegro, divertente, sicuramente un libro diverso.

Devo fare ammenda. Ho saltato delle parti. Quali?
Quelle che riguardano il detective che le scopre e le insegua quasi per mezza Europa. Alcune sue vicissitudini le ho trovate molto forzate. Mi ha ricordato molto il buon vecchio Ispettore Zenigada in Lupin. Sfigato al massimo.