Immaginate di essere in giro per il mondo, in un luogo sperduto, e di vedere sul ciglio della strada un ragazzo, raggomitolato e infreddolito. Decidete di non lasciarlo lì, ma di aiutarlo. Pensereste mai di intraprendere il viaggio più strano della vostra vita?

No, non credo. Come reagireste se a quel ragazzo dovreste spiegare  tutto come ad un bambino di cinque anni? Le cose più semplici, non capendo bene se quel ragazzo ci è o ci fa. Con questo strano personaggio bisogna ponderare bene le parole, perché se no poi bisogna spiegare le parole usate per spiegare una cosa.
Ad un certo punto, una specie di folgorazione, o più che altro lo scioglimento della matassa: Il Piccolo Principe è TORNATO!!! E’ cresciuto, sì, ma la sua anima, il suo essere innocente è uguale, identico a come lo descrisse Saint-Exupery. E’ tornato, e cerca colui che gli ha regalato il suo prezioso fiore, qualcosa non torna, qualcosa gli sfugge.. ma il nostro protagonista lo aiuta e gli spiega piccole cose, che noi, la nostra società da solo per scontate, ma che ci dovremmo ricordare un po più spesso.

Uno di quei libri che ogni tanto vanno riletti proprio per ricordarci, che umiltà, semplicità non sono così scontati. Se fate parte di quei genitori che mettono il Piccolo Principe sul comodino dei loro figli, sotto mettetegli anche questo. Sarà bello capire che fine fa, e cosa gli succede. Perché tutti crescono, e lo fa anche lui, diventa giovane. E chissà che un giorno non ce lo ritroviamo un po’ più vecchio.

 

Arrivavo da una lettura un po’ così, e quindi mi sono trainata stancamente il libro per quasi una settimana, senza leggerlo. E poi invece l’ho divorato in 24 ore. Avevo proprio bisogno di un libro carino, scorrevole, fluido e scritto bene.

Alice Allevi è una specializzanda di medicina legale. e’ una ragazza distratta, che sta fra le nuvole, crede di fare bene il suo lavoro e invece, si trova a fare solo danni. Ama il suo lavoro, la medicina è la sua vita, ma i suoi colleghi specializzandi e i sui docenti pensano che non sia portata, e se continua così potrebbe ripetere l’anno.

Una sera partecipa, con il suo insegnante Claudio, ad un sopralluogo. Lei conosce la vittima. Seppur di vista, seppur ci avesse scambiato solo due parole fortuite, lei ne rimane molto colpita. Prende parte alle indagini, ne diventa quasi ossessionata. Più pensa di far bene, più fa danni.
Arriva a scontrarsi furiosamente con Claudio, quel suo superiore che lei quasi venera, che è l’unico da cui abbia imparato qualcosa.
Alice si ritroverà incasinata fino al collo, ma alla fine le cose, seppur a fatica, incominceranno a quadrare.

Anche nella vita privata le cose non vanno tanto meglio, finché una sera incontra Arthur. Un bell’uomo che per lavoro viaggia. Lei lo definisce un po’ la sua ancora di salvezza, come le fa vedere lui i problemi nessuno lo fa. E poi Arthur non è proprio il primo che passa per strada.

Alice riuscirà a riscattarsi? Riuscirà a far capire che lei vale? E che le sue teorie son giuste?

Davvero un bel giallo, scritto bene per essere un’opera prima. E poi la scrittrice ne sa di medicina legale: lei stessa è specializzanda in questo campo.

Assolutamente consigliato!!

 

Lo ammetto l’ho preso perché mi piaceva sia la copertina che il titolo. Non leggo mai la trama (ecco dai, linciatemi pure) Io vado ad istinto! Io sono così. Lo comprai in occasione del flash mob di marzo “io compro un libro”, non sapevo cosa aspettarmi, ed ho avuto sentimenti contrastanti.

Partiamo dal punto che è un giallo (ma dai? dalla copertina non lo avevi capito? ehm..no)  e la Betibù che intendiamo noi, non centra nulla!
Betibù è un soprannome, di chi? Non ve lo dico, vi ho già detto troppo. Ma Betibù deve capire qualcosa su una serie di omicidi, che sembrano suicidi, avvenuti nella zona ricca della città. Una zona chiusa dove per entrare devi superare una serie di controlli che nemmeno vi immaginate e anche un po assurdi. Ma così è!!

Betibù non sarà sola ad investigare ha una “squadra” un po particolare. No, niente C.S.I , Ris, Ncis.. niente di tutto questo. Con lei ci sono un giornalista di cronaca nera ormai declassato, il “pivello” della cronaca nera, e lei.. lei è una scrittrice, che è stata stroncata e da allora è una ghost writer.

Il libro mette a confronto i vari modi di fare giornalismo. La vecchia scuola, sul campo, tra le gente, con i vari contatti, informatori. La nuova generazione tutta google, wikipedia e internet che dalla strada non interessa nulla.
Nella storia troviamo un intreccio di vite, di storie ben fatto, in alcuni tratti un po scontato, ma non male.

Non amo il genere, ma devo dire che non è stata brutta lettura, anche se ho fatto fatica, sia per questo sia perché la punteggiatura è totalmente assente, esclusione fatta del punto fermo. Non so se sia una scelta di traduzione (se è così è terribile come scelta) o se è fatto così anche l’originale. Insomma poca punteggiatura, niente virgolettatura nei dialoghi. A volte, o meglio spessissimo, mi perdevo, non capivo se era un dialogo o meno.
Sotto questo punto di vista la lettura è stata difficile.

Nota carina, per chi segue il calcio come me, spiega il perché del soprannome di Carlitos Tevez. Io non lo sapevo, sì non sono juventina. Ora lo so.

 

Non ho mai letto nulla di Oriana Fallaci, ma ora capisco il perché sia stata, e lo sia ancora, tanto amata.
Che libro meraviglioso! Piccolino, ma con dentro amore, ansie, domande, tragicità.

Un libro che, nonostante scritto e pubblicato nel 1975, anni duri e difficili per questa storia, sia rimasto così attuale.

Oriana Fallaci, per scrivere questo libro, prende spunto da un’esperienza personale, ma come ribadisce lei, è una storia di pura invenzione.

Cosa aspettarsi? Bé il titolo fa comunque capire tante cose, ma dentro le sue pagine trovi i tutto. Per prima cosa bisogna capire perché questo bambino non nasce, non partite per partito preso, perché il vostro modo di pensare non lo tollera, o perché lei sia troppo conservatrice.
Di certo la cosa più emozionante per me è stata tutta la serie di domande che la donna, senza volto-età, si fa. Potrebbero essere le domande che si pone ogni donna che scopre di essere incinta, soprattutto del primo figlio.

Continua a leggere

 

Essendo stato archiviato il mio compleanno da un po’, è arrivato il momento di iniziare a leggere uno dei libri che mi hanno regalato.
Per uscire definitivamente dal blocco ho scelto questo. Un Chick lit , è vero che di solito mi aiuto con la Kinsella, di cui, tra l’altro, devo finire la saga, ma ho preferito questo.

Ringrazio Alessia per avermelo regalato, e per avermi fatto passare ore liete e a tratti divertenti.

Di libri così ne ho letti, non dico parecchi, ma qualcuno si. Diciamo che dopo poche pagine avevo capito come sarebbe andata a finire, ma mi mancava il come ci si sarebbe arrivati.

La copertina non mi fa impazzire. E’ rosa, e io odio il rosa. Magari odiarlo no, ma lo evito alla grande. La tendenza dei volti in copertina, a quanto pare continua, e io comincio ad esserne satura.

La scrittrice sembra brava, sembra esserci del potenziale e spero faccia di meglio.

La protagonista è Carlotta, quasi trentenne. Non bellissima, almeno lei si vede così: con la faccia da fragola.
Carlotta è senza lavoro, in lotta con una sorella che pare una dea di fotomodella. Una madre che le fa pressioni sull’età, sul matrimonio, sui figli, e sull’incapacità, anche tra le lenzuola, di tenersi un uomo. Un padre che l’adora. E poi c’è lui, Luca. Il suo coinquilino, aspirante romanziere, un adone, del quale lei, ovviamente è innamorata, e che porta a casa una ragazza diversa ogni sera.

Viviamo insieme a lei i suoi ultimi mesi da ventenne. La vediamo trasformarsi. La vediamo quasi rinascere a partire dal lavoro.
Sono mesi in cui Carlotta, lotta contro se stessa per cercare di tenere sotto chiave, i sentimenti che prova per Luca. Cerca di lottare contro la sorella, prima che s’intrometti nuovamente nella sua, già catastrofica vita.
Ci saranno una serie infinita di dispetti, di cose non dette, di situazioni brutte, di spasimanti, ma poi alla fine tutto va per il meglio, o per lo meno quasi tutto.

Ho preferito altri libri dello stesso genere lo ammetto, forse perché sono quasi tutti uguali, ma devo ammettere che l’ho letto in un giorno. Mi ha incollata, lo ammetto.

Cosa c’è di meglio di un libricino di 69 pagine? Lo definirei più un racconto, piccolo, davvero ben strutturato, davvero carino. Non ti lascia l’amaro in bocca, della serie poteva farlo più lungo. No. Ho avuto la sensazione opposta, cioè che se fosse stato più lungo si sarebbe persa la magia.

E’ il mio primo James, e visto che sto rientrando dal blocco del lettore l’ho trascinato per qualche giorno, ma comunque mi è piaciuto, e la traduzione mi è sembrata davvero buona!

La storia parla di un ragazzo che durante una passeggiata scopre la presenza di una casa, tutta chiusa pare disabitata. Mentre ci gira intorno, vede arrivare un uomo che fa strani rituali ed entra. Lui sbircia dalle imposte chiuse ma non capisce cosa accade dentro. Sa solo che poco dopo quel vecchio signore esce, ripete strani gesti e arrancando se ne va.

Il giovane è molto curioso, cerca di entrare in casa, ma non ci riesce, cerca e riesce a parlare con il signore, che scoprirà essere il Capitano Diamond. Se lo farà amico e scoprirà il suo segreto.
Così, tutto, al giovane, diventerà chiaro.. Quando la storia è ormai chiara, James riuscirà in una bella e inaspettata sorpresa.

Se avete qualche ora libera, lo divorerete!

 

Penso che Vitali si sia superato. Decisamente una storia diversa rispetto a quelle che ci ha abituato. Dolce, semplice e lineare. Lontana dalla sua Bellano, anzi il nome del paese è addirittura ignoto. Paese piccolo, e che mette in salto pochi personaggi, che ruotano fin da subito attorno alla storia principale. Cosa si fa, come si reagisce se tuo figlio di 10 anni una sera a cena chiedesse: “ma Babbo Natale esiste veramente? perché non si fa mai vedere?” Domande che sorprenderebbero qualsiasi genitore e non. Qual’è l’età giusta per dire la verità? E’ giusto dirgli fin da subito come stiano realmente le cose, o è meglio il contrario? Il papà di Tom decide che è meglio aspettare ancora un po, così comincia ad arrampicarsi sugli specchi… ma no, Babbo Natale esiste, non si fa vedere perché tanto indaffarato.. allora perché Rebecca dice che non esiste.. e via dicendo. Chi la vince? Non si sa. Ma Tommaso non è proprio convinto. Tom, bambino puntuale, preciso, onesto, bravo a scuola, cambia. Il giorno dopo fa tardi a scuola (chissà come mai) è distratto in classe, pensieroso. Finché all’intervallo, confida un segreto al suo amico del cuore Carmine, figlio del maresciallo dei Carabinieri del paese. Così ora sono in due ad essere distratti, pensierosi, e con la testa fra le nuvole. Come possono convincere la loro compagna di classe che Babbo Natale esiste? Come possono fare? Eppure lo sanno che esiste, lo hanno visto! Vedere Babbo Natale, che cosa meravigliosa. Lo rinfacciano alla loro compagna, che curiosa e incredula s’imbatte anche lei in Babbo Natale. Peccato che il papà di Carmine lo arresta. Per chissà quale motivo, ma Babbo Natale non può stare in carcere. A chi chiedere aiuto? D’altronde se esiste lui, esisterà anche la Befana, e chi meglio di lei può aiutarlo? Davvero una storia piacevole, scorrevole, dolce e ovviamente adatta al periodo natalizio. Non adatta ai più piccoli, ma a quelli un po’ più grandi esempio quelli di prima media., a mio avviso. Sarebbe bello se questo piccolo testo potesse entrare nelle scuole come scelte di lettura. Molto carina l’idea delle illustrazioni, che rappresenta la scena principale del capitolo che si sta per leggere.

 

Altro libro prestato dalla mia insegnante di cucito, anche questo libro si legge davvero in pochissimo.. ma…

Secondo me, se avete altri libri da leggere o da comprare, fatelo. Il più brutto,, di Vitali, finora letti.
Scontato, per niente divertente, banale, i personaggi e la storia. E la cosa mi è dispiaciuta. Anche la mia insegnante la pensa come me; nota positiva pochi personaggi e come sempre ben definiti.

La storia inizia quando un ragazzino va a prendere il sole con la mamma, si spinge fino al fiume, dove la sua attenzione cade su una farfalla, una bella farfalla. Come tutti i bambini la segue, fino a scoprire che non è quello che crede, ma è una carta d’identità, senza foto ma con le generalità leggibili. Il bambino consegna il tutto ai genitori.

Ilde esiste per davvero, anche se non ha un volto per i carabinieri. E’ una donna lavoratrice, sposata con un casso integrato della stessa azienda, e una vita mediocre. Problemi coniugali e con un solo stipendio, il suo, a mandare avanti la baracca.
Finché un giorno non conosce un uomo, un marpione, il giometra Berghetti; (Attenzione, il mio non è un errore di ortografia, forse è la cosa più divertente del romanzo) col quale si concede un pomeriggio allegero, e uno scambio fortuito dii carte d’identità.

Il marito, Oscar, passa di palo in frasca, per capirci qualcosa e cercare di smentire i suoi sospetti, inutilmente, si ritrova a pranzare con il giometra che…

L’ho trovato inconcludente, non mi ha soddisfatta, e a voi? Lo avete letto? come lo avete trovato?

 

Ucci Ucci sento odor di novitucci!!! No, non sono i fumi dell’alcool, i postumi di un capodanno godereccio. No, niente di tutto questo. Voglio iniziare l’anno parlandovi della pagina 69. Lasciate da parte le maliziosità, nulla di tutto ciò. alcuni di voi già sapranno, altri no, altri sanno ma è messo nell’angolo più recondito della memoria, ma non vi preoccupate, ci sono io :D !!!

Si dice che la pagina 69 sia tutto di un libro. Infatti in molti libri, la pagina 69 ha un inizio ed una fine. Il sociologo Marshall McLuhan, diceva che per capire la qualità del libro, o più semplicemente saperne di più di quel volume che vi intriga molto, aprite a quella pagina. Perché le prime pagine servono per catturare il lettore, mentre quella pagina è tutto.

Certo la cosa non vale per i libri che hanno tipo 900 pagine, oppure quelli piccolissimi, ma in linea di massima, quasi tutte le case editrici stanno facendo in modo che quella pagina abbia una certa importanza. Se poi la 69 non vi dovesse soddisfare e non siete ancora convinti, potete provare con la pagina 99.

Questo Natale ho comprato due libri, ed ho voluto leggere la 69. Nel primo libro, la pagina iniziava e finiva, e non erano che poche righe.. bhe se già volevo leggerlo, leggere quelle righe mi avevano conquistato.
Il secondo libro invece iniziava terminando la frase della pagina precedente, Ma dopo il punto.. il libro mi aveva presa.

Non ci credete? provateci, fatelo anche voi. Andate in libreria, o negli scaffali del centro commerciale, aprite un libro a caso, o quello che vi intriga ma non ne siete sicuri.. e leggete. Fatemi sapere se con voi funziona, se vi è d’aiuto per la scelta dei libri del 2015.

Quest’anno sarà la mia nuova rubrica. Sì esatto, voglio trascrivervi le pagine 69, se non tutte almeno le più belle per me, quelle che hanno più significato. Non di tutti i libri che esistono al mondo, ovviamente, ma di quelli che leggerò. Sarà molto impegnativo, ma voglio provare a farlo, e spero che apprezzerete che vi divertirete ma che, soprattutto, vi possa essere utile.

Vi auguro un 2015 ricco di serenità, bei libri, bei film, di amore; ma soprattutto di serenità e salute.

Potevo non leggerlo? Beh dai su, siamo seri!! Partecipo alla rubrica e non leggo il libro che ha dato vita al tutto?

Il mio primo Hornby. Il primo libro di un autore è fondamentale, come i famosi tre minuti di conoscenza di una persona. Quindi state pure certi che arriveranno altri Hornby, ma prima parliamo di questo.

Una vita da lettore non è un romanzo! Non credo nemmeno sia il caso di definirlo saggio. E’ più una raccolta di articoli.. viene definito saggio?? L’idea comunque è carina.
Sono articoli, scritti di suo pugno, quando collaborava con la rivista “Believer”. Lo scopo della rubrica è carino, parlare dei libri letti. Dire quali si è acquistati, quelli che siè ricevuti in prestito, quali abbandonati.

La cosa che salta all’occhio è la che la maggior parte dei titoli qui da noi, non sono stati pubblicati, e di cui non ho mai sentito parlare.
La cosa un po’ pretenziosa, e un po’ restrittiva è che deve parlare solo dei libri che gli sono piaciuti, ecco questo non mi è piaciuto. Hornby qui in veste da lettore, non di autore, dovrebbe essere libero di poter parlare liberamente. Un po come faccio io oh se un libro che leggo non mi piace, perché non dovrei parlarne? Mica siamo tutti uguali. Infatti, dai vari articoli Hornby fa emergere il suo malessere su questa cosa.

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