Posso dirlo? Ok, lo dico: Che delusione!! Mamma mia come ci sono rimasta male!!!!

Mi aspettavo un libro che approfondisse questo personaggio, invece niente. Speravo che si raccontasse della vita di questo maggiordomo, Eugene, che ha lavorato alla casa bianca per 8 Presidenti.
8 Presidenti sono davvero tanti, e invece?  Invece mi ritrovo un libro che parla di come si è arivati al film  e alla produzione.

Del personaggio, della persone Eugene, poco e niente. Solo nella prima parte di parla della sua storia. Di come è arrivato a lavorare nella “casa” più ambita d’America.
Lui, uomo di colore, che lavora sotto Presidenti che vogliono abolire le segregazioni, anche a costo della vita come Kennedy, o sotto presidenti che… ecco.. non è proprio il loro primo pensiero.

Quindi sì, mi aspettavo di più, mi aspettavo di leggere della storia degli Stati Uniti vista magari dall’interno, non dico che si dovesse parlare dei dettagli privati, ma qualche cosa in più sì.

Avevo molte aspettative, di certo la colpa è mia che come al solito non informo mai sui libri che voglio leggere.

Il film, invece, mi è piaciuto molto. Anche se la storia è romanza e ci sono delle incongruenze con la vita di Eugene.
L’ho visto con il marito, e devo dire che ha apprezzato anche lui, meno male, me la sono scampata!! 😀

Di Faletti ho letto poco, ma mi è bastato! E’ scorrevole, una bella scrittura (si vede che ne sa) e ti immergi nelle pagine. Se non sbaglio questo è il secondo libro suo che leggo, e all’inizio ci ero rimasta male.

No, non era colpa sua, o comunque in parte. Io compro quasi sempre a scatola chiusa: se mi piace il titolo, la copertina, o l’autore e quel volume mi manca, lo compro. Così non sapevo che questo fosse un libro di racconti. E io e i racconti non adiamo molto d’accordo. Non ci riesco. Infatti ci ho messo un po a leggerlo Poi un pomeriggio mi sono messa lì e ho letto tre racconti uno dentro l’altro.

Questo volume ne racchiude sette. Alcuni più riusciti di latri. La sorpresa è stata che ogni racconto fosse ben strutturato con un inizio e una fine, non mi hano lasciato l’amaro in bocca.

Gli unici, altri racconti che avevo letto erano quelli di Ammaniti…mi lasciavano l’amaro in bocca, della sere “e quindi?”.  Infatti quel libro non l’ho mai finito, e non ho nessuna intenzione di riprenderlo in mano.

Così con un mano questo libro mi sono chiesta se ci sarei riuscita. E così è stato! Brava me. Come dicevo prima, ber strutturati. Personaggi ben allineati, e storie davvero accattivanti.

Personalmente il racconto che ho preferito di più è stato il primo “Una gomma e una matita”

Mi spiace tanto non aver scoperto prima il Faletti autore, è un personaggio di cui sento la mancanza.

Vi lascio una foto che ho fatto al libro. Sono le righe finali dei ringraziamenti, mi hanno toccato il cuore.

E voi avete letto questi racconti? Quale avete preferito?

Questo è l’ultimo scritto di Carrisi. L’ho comprato e letto subito appena uscito.
Come i precedenti di Donato mi ha conquistata all’istante, e lo dico con gran piacere visto che quando lo lessi ero on crisi con l’ennesimo blocco del lettore.

La vicenda va a ritroso. Inizia dalla fine, nello studio del Dottor Flores e davanti a lui si trova il famoso investigatore Vogel ed è tutto sporco di sangue.
Come mai? Chi lo ha portato in quello studio psichiatrico?

Vogel è noto nelle trasmissioni televisive di cronaca nera, e deve riscattarsi dalla brutta figura fatta nell’ultimo caso.
Così quando scompare Anna Lou di 16 anni si precipita sul luogo per risolvere il caso, e sperare di trovare la ragazzina viva.
Il paese è piccolo e si conoscono un po’ tutti.

Per Vogel è importante tenere alta l’attenzione, e in questo i media sono proprio bravi e servono più a lui che al caso in se.  Basta centellinare le notize, esere vaghi e misteriosi, anche con dei piccolissimi dettagli i media riescono a fare fior fiore di ore di diretta televisiva.

In questo libro, Carrisi, è bravissimo a farci capire bene come funziona oggi lo strumento Tv. Lui ne sa, anche perché la fa, ma è proprio come funziona la nostra Tv che mi spaventa. Che mi preoccupa.

Sono stata anche io spettatrice di interi pomeriggi a guardare i programmi che trattano cronaca nera, come se non ne avessi mai abbastanza.
Ma siamo proprio sicuri che sia la cosa migliore? Che sia giusto?
La Tv è immediatezza, e rischiamo di farci intontire da questo strumento e perdere contatto con la realtà.

Bravissimo Carrisi per averci regalato questo libro così attuale, quasi da denuncia.
Perchè ricordiamoci che i processi non si fanno in televisione.

E’ stato il mio primo Volo. Con lui è tutto bianco o tutto nero. Non ci sono sfumature. Appena dici che leggi Fabio Volo, ti si apre un varco, si fa completamente terra bruciata intorno a te, nenache avessi la lebbra. L’espressione più usata è “ma leggi fabio volo? ma come fai? quella non è mica letteratura!”

Si ok, non sarà alta letteratura, ma un pò di leggerezza ci va, e so anche che ci sono autori leggeri che probabilmente scrivono meglio. Ma ci volevo provare, mai giudicare senza conoscere.

E’ un libro leggero, abbastanza godibile, ottimo per chi come me è costretto un pò al riposo forzato..con delle frasi fatte, ne sono consapevole ma al momento a me va bene così.

Il tempo che vorrei parla di Lorenzo, e potremmo esserlo un pò tutto noi, di come si ritrova a voler riconquistare due amori forti. Quello di suo padre, uomo che dimostra poco il suo affetto, anche quello per il figli: Lorenzo non sa dimostrare il suo affetto, il suo amore, ed è per questo che si ritrova a dover lottare, anche interiormente, se e come riconquistare lei.

Lei che se n’è andata, ed ora ama un’altro uomo, che sta per sposare. Lei che gli ha rinfacciato la sua incapacità di dimostrare amore, lei ci ha provato ma lui no, ed ora ne paga le conseguenze.

Attraverso queste pagine si vede la “maturazione” di un uomo che prende consapevolezza sulle cose, sul suo essere, sulla sua vita. Per certi versi mi ricorda la crisi dei trentenni dell’ultimo bacio. Accorsi che tradisce con la ragazzina (Martina Stella) salvo poi tornare dalla moglie (Giovanna Mezzogiorno)

E’ per questo che potremmo essere un po’ tutto noi Lorenzo.

Vitali ultimamente non mi appassiona più molto come prima. E sì che dall’ultimo che ho letto ho fatto passare apposta un bel po’ di tempo.
Le sue storie sono sempre ben scritte, mai banali e scorrevoli. Ma.. non mi divertono più come agli inizi. Infatti non l’ho divorato, ci ho messo un po’ a finirlo.

Ci troviamo a Bellano dove si parla della sua piccola e scarna fanfara.
Giusto otto persone che accolgono i turisti che sbarcano dal traghetto. Non è niente di che, ma visto che ce l’hanno un po tutte, perché Bellano dovrebbe essere da meno? Si certo, fa un po’ sfigurare il paese, ma per avere un corpo musicale decente c’è bisogno di qualcuno che si faccia carico delle varie incombenze e dei rapporti con le istituzioni.

A svolgere questo gravoso compito arriva il ragionier Geminazzi di Menaggio, dove ha sede la miglior fanfara del lago, la più illustre. Ben presto il ragioniere si trova a che fare con un podestà non proprio accondiscendente. Lui lo vorrebbe anche un corpo musicale di tutto rispetto, ma non si aspettava che Geminazzi fosse tanto accorto, risoluto e pretenzioso.

Pagina dopo pagina ci troviamo a leggere delle vicissitudini dei protagonisti, un po’ come se fossimo degli spettatori invisibili. Questa è la sensazione che ho avuto io. Devo dire che Vitali in questo è proprio bravo.

Chissà se Bellano, dopo tanto tribulare, dopo tante vicissitudini ce la farà ad avere una fanfara di tutto rispetto..

Io pretendo di sapere chi e con quale criterio fa la traduzione dei titoli. Ora mi impunto!!!!
Questo libro, l’ho scelto, come mio solito, per il titolo. Ma non ci azzecca nulla se non per l’amore. Zucchero e cannella: zero!!

Un libro che non mi ha lasciato un gran che. Infatti, quasi non lo ricordo.

La protagonista è Juliet, e finalmente ha convinto il fidanzato, Simon, andare a vivere insieme. Il suo mondo idilliaco crolla subito, durante la loro prima notte nella casa nuova: lui la chiama con il nome della loro ex coinquilina, e lì per Juliet crolla tutto.
Ad andarle incontro, ancora una volta, è la nonna Violet, nonostante non ci sia più, si prenderà ancora una volta cura dell’amata nipote.
Juliet trova un vecchio libro della nonna con vari consigli per diventare la casalinga perfetta. Consigli, appunti, ricette e tanti modelli da cucire l’aiuteranno ad uscire dal suo periodo più nero.

Metteteci un nuovo amico, l’amica di sempre incasinata fino al collo, un probabile nuovo lavoro, una lettera misteriosa e il libro è servito.

Di solito i libri della Newton Compton mi piacciono, mi travolgono, questo è stato un pò una delusione.

La cosa carina che ho apprezzato, sono i consigli presi dalle varie riviste che si trovano all’inizio di ogni capitolo.

Mi spiace, ma proprio non ci siamo. Assolutamente no!
Se inizia a deludermi pure Sophie Kinsella sono rovinata!! Si sa che lei è un vero toccasana per me, leggerla quando non riesco a leggere nient’altro è per me una certezza.

Ma questa volta proprio no, non ci siamo.

Rebecca e Luke si trasferiscono per un breve periodo ad Hollywood, e come sempre Rebecca ha mille idee, soprattutto sullo shopping, su come spendere, ma anche su come diventare la personal shopper delle star. E vuole riuscirci da sola, senza l’aiuto del marito.

In questo volume, troviamo una vecchia conoscenza di Rebecca: Alicia. “La stronza dalle gambe lunghe” sembra essere una persona nuova, diversa, molto zen, new age. Ma lei, Rebecca, non è molto convinta, perfino la sua amica di sempre Suze, si farà aiutare da lei.

Rebecca si caccerà, come sempre, nei guai, ma.. questa volta manca qualcosa. Non è divertente, allegro, è molto poco convincente.
Manca la solita verve , del solito umorismo, è spento.
Ed in più il finale è aperto. Nei capitoli precedenti, la storia, si concludeva, adesso invece, fa intendere che per avere la fine della vicenda si deve leggere il capitolo successivo, che aspetterò a leggere.

Voi lo avete letto? Vi ritrovate nel mio pensiero? O sono io che ho toppato questa volta? Fatemelo sapere qua sotto!

 

 

Avevo grandi aspettative , avevo così ben sentito parlare di questa scrittrice che mi aspettavo un gran romanzo.
Invece sono rimasta così delusa…

Questa è una saga familiare, Anne Tyler ci racconta della famiglia Whitshank. Classica famiglia americana, con quattro figli, una casa con il portico, un’azienda a conduzione familiare, fondata dal nonno. Un figlio che da problemi, uno che lavora con il padre, due ragazze con le loro famiglie e i loro figli.
C’è Abby che racconta come ha conosciuto e come si è innamorata del marito Red..

E tutta la storia ruota intorno a loro, alle loro dinamiche famigliari, e i loro sentimenti contrastanti.
Abby cerca di tenere unita la famiglia, si preoccupa di Danny, quel figlio che non si sa bene cosa voglia dalla vita e che passa da un lavoro all’altro, da una  città all’altra.
Red che pensa, insieme al figlio Stem, all’azienda di costruzioni fondata da suo padre.

Sembra che la storia ruoti intorno ad Abby, così pensavo io, poi invece alla fine sembra che ruoti intorno al figlio Danny.

Per un po’ il libro mi aveva intrigato, volevo capire le dinamiche di questa famiglia, ma poi ,o sono persa nei suoi salti temporali, la Tyler vuole farci capire come si è arrivati a quel punto.

Il finale, sono sincera, non l’ho capito, mi ha lasciata perplessa, stranita e delusa. Sembra che la scrittrice avesse fretta di concludere la storia, e a mio avviso lo fa pure male!

Sicuramente ho trovato ottima la descrizione dei personaggi e di alcune dinamiche, ma la mia positività finisce lì, non va tanto oltre.
Proverò altri suoi romanzi? Forse sì, perché voglio capire perché è così tanto amata.. ma ci metterò un po’.

 

Che dire di questo romanzo? Non è che mi sia piaciuto poi così tanto. Sul mio profilo Anobi, ho messo due stelline: sufficiente.
Non so cosa mi aspettassi, ero consapevole che non fosse il libro della vita, o un capolavoro della letteratura moderna. Ecco, io tutte queste cose le sapevo, ne ero più che consapevole.. Di certo ho passato ore liete, ore spensierate, ma a poco prima della metà ho detto al marito: credo che sia il libro più inutile del mondo. Con tutto il rispetto per la scrittrice, per i traduttori, per la casa editrice..
Ma per me non sa ne di carne ne di pesce. Non mi ha lasciato nulla, quindi vi dico già da subito, che se volete leggere qualcosa di leggero, io vi consiglio di orientarvi su altro.

Keeley Jack vuole diventare una fashion designer. Ma si sa, la vita poi ti porta in tutt’altra direzione. Così come la vita ti porta a perdere l’amore della tua vita, in questo caso Gray.
Finché un giorno, con ormai i risparmi ridotti all’osso, la ruota inizia a girare. Conosce una ex modella russa, tale Dana, rimasta vedova da poco, a cui i vestiti ormai non interessano nulla. Per un caso fortuito, posto giusto momento giusto, Dana l’assume come stylist. Nel contempo viene ingaggiata, anche qui come stylist, in un programma televisivo “Vestiti nel tempo”. Il programma porta a mettere in risalto il lato più emotivo di modelle, o starlette, attraverso i vestiti.

Col primo lavoro, Keeley si destreggia bene, soprattutto quando Dana, le chiede una vera propria guida su quando mettere i vestiti da lei scelti. In questo modo Dana scoprirà il vero talento artistico di Keeley. Un punto sul quale, l’ex modella, punta molto.

Col lavoro in televisione è sempre brava, ma è difficile. i ritmi sono pazzeschi, la conduttrice, Terri, è veramente difficile (usiamo un eufemismo che è meglio) ma lei tiene duro. Non è facile, ma ce la fa. Anche se Terri, fa di tutto per metterla in difficoltà. La trova quasi inesistente, la trova poco adatta al lavoro.
Keeley nel frattempo inizia ad uscire con Austin, ma le cose alla fine non andranno per il verso giusto. Anche perché lei ha sempre in testa l’ex Gray.

Il tutto viene condito da un gruppo di amiche storiche, che tifa incondizionatamente per lei. Sempre e comunque,

Comunque, alla fine tutto, ma proprio tutto, gira bene, e ci sarà il bel finale. Ma… è tutto così scontato.. troppo scontato.. TROPPO. Mi spiace, non ce la faccio. Non mi è piaciuto!!

 

Questo è l’ultimo della saga su Will Piper.
Siamo nel 2026, il 2027 si avvicina, e tutto il mondo si chiede cosa accadrà.
Will e Nancy vivono separati. Nancy a Washington e Will sulla sua barca. Il figlio ormai cresciutello si divide tra i genitori. La cosa certa è che aspetteranno tutti insieme sulla barca, e sarà quel che sarà.

Ma a Will un giorno viene un infarto. E Will, ovviamente, non era solo, ma in compagnia di una donna, più giovane di lui e attraente. Il figlio non la prende bene, si arrabbia con il genitore e il loro rapporto diventa un po’ burrascoso.

Mentre Will è in ospedale a riprendersi, il figlio scompare. Lui è inchiodato a letto, Nancy deve evitare una guerra con i cinesi. Phillip è scappato in Inghilterra. Ma perché lo ha fatto? a causa del padre? questo è ciò che pensa Will, finché non riceve una sua richiesta d’aiuto.. ma da quel momento si perdono le sue tracce.

Will parte alla ricerca del figlio. e scopre l’assurdo. A quanto pare la sua vita, e quella della sua famiglia gira sempre intorno alla biblioteca di Vectis. Comunque il figlio è in pericolo e va salvato.
Siamo sicuri che il 2017 sia la fine di un era? che solo in pochi ne riusciranno indenni? La famiglia Piper scoprirà la verità. Scopriranno cosa accadrà, e purtroppo la loro faiglia non en uscirà proprio indenne.

Letto in poco meno di 24 ore, mi ha assolutamente catturato. di certo, per chi con me, ha letto i libri in sequenza questo volume è il più ripetitivo, richiama molto gli altri due. Ma nonostante ciò ha la sua trama e si mette un punto alla storia.

Mi era stato regalato due anni fa al mio compleanno, e non mi ero ancora decisa a leggerlo. Ma finalmente è arrivato il suo momento e io non ne sono delusa.