Zia Mame parte per l’India con il piccolo Michael con la promessa di riportarlo per l’inizio della scuola, peccato che non abbia specificato di quale anno. Ne sono passati due e dell’allegra zia e del nipote non si hanno notizie, ma da mesi ormai.

Pegeen è molto turbata, incolpa il marito di averle permesso di portare via il loro bambino.
Una sera, tornato dal lavoro, Patrick decide di raccontarle quello che hanno fatto lui e la zia prima della guerra: un giro per il mondo. Le racconta di Parigi, della famiglia reale, della Russia Sovietica e della Cina.

Piano piano racconta le loro tappe, ricordando situazioni esilaranti, e anche pericolose, nelle quali senza il suo aiuto si sarebbero rivelate delle vere catastrofi.
Ovviamente non le racconta proprio tutto, omette, taglia, altrimenti alla povera Pegeen verrebbe un esaurimento coi fiocchi.

Devo dire che mi è piaciuto molto di più questo libro, rispetto al precedente. Mi ha divertito di più. E voi lo avete letto? Quale avete preferito?

Zia Mame potrebbe essere la zia che tutti vorremmo, sicuramente è una zia diversa, molto diversa.

Patrick Dennis è il narratore, non che protagonista e autore del libro (in pseudonimo).

Patrick di colpo si ritrova orfano e viene affidato dal padre, in punto di morte, alla zia Mame.
Mame è una donna di mondo, a cui piace viaggiare, dare feste, leggere, insomma le piace la bella vita, ma di bambini non sa proprio nulla; e dal nulla si ritrova a crescere Patrick, a cui decide di insegnare il più possibile attraverso il suo concetto di vita.

Patrick ripercorre la sua vita da studente con la zia. Dalle amicizie altolocate, le serate fuori dal comune, il matrimonio della zia…
Dovrebbe essere Mame a prendersi cura di Patrick ma in realtà è l’opposto, senza di lui a risolvere i suoi “casini” si sarebbe persa.

Gli anni passano, e alla fine del libro Patrick è adulto, e conosce Pegeen che diventerà sua moglie e la mamma di loro figlio.

Non mi ha fatto impazzire, l’ho trovato un po’ troppo surreale e il personaggio Mame un po’ forzato.

 

Scherzetto è una saga famigliare che si svolge in pochi giorni.
Giorni in cui i genitori partono per un convegno di lavoro, e lasciano il figlio di quattro anni con il nonno materno, che non conosce.

Questo nonno, illustratore abbastanza famoso, stanco, burbero e con poca voglia di tornare nella sua Napoli a fare da baby sitter, ad un ambino pieno di allegria e di vivacità. Il piccolo non ha nessuna intenzione di far lavorare il nonno al suo ultimo libro.

I due si studiano, si cercano e si evitano come la peste.
Il nonno vuole solo un po’ di tranquillità e silenzio, il nipote invece parlare, giocare ridere e dimostrare che i suoi quattro anni sono solo anagrafici.

Una storia delicata, che ci racconta e ci mette davanti alla fragilità umana, e dei rapporti nelle varie fasi della vita.
I personaggi, a fasi alterne, mi hanno un po’ irritato, lo ammetto. Mi sono trovata più volte a tifare per il nonno e non per il bambino. Ma la storia è davvero delicata, e scritta bene. Il ritmo è giusto, arrivi alla fine e quasi non te ne accorgi.

Il mio primo Starnone, assolutamente sì!!

La storia tratta le vicende di una famiglia alle prese con una vera e propria tragedia che li segnerà nel profondo, li dividerà e non sarà facile per loro restare a galla.

Il tutto è raccontato da Bruno, il fratello maggiore. Si vede solo il suo punto di vista, ma vi assicuro che basta.

Questa famiglia cerca di gestire un dolore troppo più grande di loro. Una spaccatura così profonda e così dolorosa che mi sono chiesta più di una volta come potrei io sopportarla.
Infatti loro non ci riescono. La madre sparisce per farsi curare una profondissima depressione, lasciando i figli, Bruno ed Emma, con la nonna che non potrà vivere per sempre.
Il padre, al posto di prendere in mano la situazione, sparisce rifacendosi una vita; intimando nel corso della storia, a Bruno, di non cercarlo più.
Uno zio troppo preso da se stesso, alla ricerca dell’investimento perfetto per diventare ricco.
I due ragazzi, si ritrovano, praticamente, a crescere da soli, aiutandosi tra di loro in qualche modo.

Un viaggio a ritroso in questa famiglia è un colpo al cuore. Questo è un romanzo, ma sono sicura che là fuori, ci siano famiglie che vivono un dramma, una vita simile.

Il riscatto prima o poi arriva, perché state pur certi, che prima o poi tornano.. ah se tornano…

Questo è uno di quei libri in cui si sente il sole sul viso e tutta la dolcezza che ne deriva.
Poche pagine, un racconto, che si legge in un pomeriggio invernale, perfetto quando fuori fa un freddo assurdo e si ha voglia di luce, sole e calore. Calore umano.
Ecco io, queste circa 100 pagine, le ho vissute così.
Una storia lieve e delicata.

Un’incontro estivo. Lavavetri lui, lei una scrittrice. Lui sognatore, con una figlia. Lei disincantata.
Si ritrovano a parlare, a chiacchierare, lei in casa, lui sul davanzale della finestra, lei prepara torte e caffè, lui si racconta.
La sua vita, la sua bambina, con una semplicità e un amore, che se non fosse un personaggio di fantasia..
Siiii lo so, sono sposata… 😉

Un’incontro particolare, che unisce due persone molto diverse, ma anche molto simili, molto sole, con un grande bisogno di amore e di credere che nella vita ci sia molto da dare, ma anche da ricevere.

Davvero una bella coccola per il cuore.

Io ho avuto la fortuna di conoscere Elena Varvello, frequentavo il suo gruppo di lettura al Circolo dei Lettori di Torino. Era tempo per me, era un appuntamento per il mio cuore.
Sapevo che stava scrivendo un libro, e quando è uscito.. beh doveva essere mio!

Elena ci inchioda alle pagine, e lo fa in maniera “subdola”, passatemi il termine.
Nel senso che lo fa, senza che tu lettore te ne accorga.
Ti prende e non ti molla, e quando te ne accorgi, è ormai troppo tardi e tu hai finito il libro. Alzi la testa e dici ” uh il tempo è passato”.

Elia racconta questa storia trent’anni dopo l’accaduto ed è la storia della sua famiglia. Di ciò che è successo nell’estate dei suoi sedici anni.

Elia è in piena tempesta ormonale, e nella sua famiglia le cose non stanno andando molto bene. Il padre è stato licenziato, la ditta ha chiuso, e da persona allegra, divertente e giovanile si è trasformato in un umo cupo, ansioso, triste e paranoico.
Elia cerca di capire cosa stia succedendo, vorrebbe aiutare il padre, invece la mamma si fa trascinare dagli eventi, giustifica, dice che non è niente. “E’ un periodo, passerà” è risucchiata, secondo me, dall’amore che prova per quell’uomo che ormai sta andando alla deriva.

Il culmine della storia è la scomparsa di una ragazza. Viene vista salire su un furgone e poi più niente. Non si sa più nulla.

Elena ci racconta la storia nel modo giusto, al momento giusto, con il tono giusto.
Ammetto che più volte mi sono ritrovata a leggere sentendo la sua voce nella mia testa.

E se fossimo ad un lunedì, al circolo, lei si soffermerebbe ad approfondire il personaggio della mamma. Una donna che sembra fragile, ma ci prova, cerca di proteggere il figlio e prova a far rinsavire il marito.

Quindi grazie Elena per questo ritmo lento ed incalzante, questo scorrere del tempo inesorabile che ci travolge senza che ce ne accorgiamo. Grazie per questa tua storia, grazie per questa tua scrittura semplice e lineare.

 

Attendo altre tue storie.

Con lo scorso capitolo chiedevo un po’ di serenità amorosa per Alice. Lei una decisione la prende.. ecco vi lascio così! 😀

Questa volta Alice aiuta Calligaris a scoprire chi ha ucciso un suo insegnante dell’università: Il professor Ruggero D’Armento. Un noto, e rinomato, psichiatra romano.
Ogni persona ha un lato che non conosciamo, e anche Alice quando scopre lati del professore che non immaginava, non se ne capacita. Non tutti, forse nessuno, è veramente come appare, abbiamo tutti dei lati che nascondiamo e che non vogliamo far vedere. Quindi agiamo di sottecchi, proprio per questo Alice non si capacita di alcune scoperte.

Alice, coem vi dicevo per lo scorso capitolo è cresciuta. E perfino la ‘Wally’ se ne è accorta. Eh sì anche lei, tant’è che…

 

Alice.. ti prego torna!!

Alice Allevi, ormai, è la mia eroina per eccellenza, mi ci rispecchio!!
Sempre indecisa sul da farsi, come si gira fa danni, svampita eppure nonostante tutto ce la fa. Sempre! Certo, non senza effetti collaterali ma ce la fa, è lì in piedi.

Perché nonostante Arthur sia diventato “l’innominabile”, Conforti continui a lanciarle segnali ambigui, ma che in realtà sono molto chiari, lei continua a vivere con la piccola Malcomess.

E ancora una volta le loro carriere si incontrano

Da una parte Cordelia che sta preparando uno spettacolo in un teatro dove vengono dove vengono allestiti solo spettacoli di Shakespeare; dall’altra Alice in veste, non ufficiale (come sempre), aiuta l’ispettore Calligaris, a sbrogliare la matassa sul ritrovamento di un corpo.

Il mondo dello spettacolo sarà in subbuglio, ci saranno congetture, piste false, colpi di scena, e intuizioni giuste.

Ma il vero colpo di scena è quello che accade in Istituto secondo me. Ad Alice viene affidata una ragazza, direttamente dalla ‘Wally’, quindi forse per lei c’è speranza? forse anche le megera inizia a cambiare idea su di lei?

Ma per quanto il triangolo amoroso mi tenga incollata alle pagine è giunta l’ora che Alice prenda una decisione e sia felice, non più in preda a un turbinio di emozioni contrastanti.

 

Alice Allevi che si trova, come sempre, a barcamenarsi tra istituto, procura, Arthur e Conforti!!
Ma andiamo con ordine e con calma.

La parte “gialla” devo dire che è cresciuta di livello, Alessia Gazzola cresce di volume in volume e si percepisce.
Intreccia bene le storie, i personaggi e credo che se avesse provato a fare diversamente il libro non avrebbe funzionato.
E’ brava a intrecciare la comparsa di resti umani, con la scomparsa del personaggio più “odioso” dell’istituto di medicina legale: Ambra ( che per me ormai è Martina Stella, nonostante abbia visto solo una puntata. Leggendo il libro i volti, ormai, per me sono quelli della fiction).
Odioso l’ho messo volutamente tra virgolette perché in questo capitolo si ha una specie di slancio buonista nei suoi confronti. Quel tipo di slancio che hai nei confronti della più odiata della classe, quando è nella merda più totale e davanti ai tuoi occhi inizia ad avere sembianze umane.
Quindi sì, la parte gialla è abbastanza ben fatta.

Ma.. ormai io voglio sapere cosa succederà nel triangolo. Sono così vogliosa di notizie, che mi sono ritrovata a saltare i pezzi perché io volevo, dovevo sapere!!!
quindi..Alt! Tornavo indietro, un po’ come quando ti perdi un pezzo di un dvd perché ti è caduto l’elastico dei capelli e non capisci più niente. 🙂
Volevo sapere, ma purtroppo non ho saputo nulla, perché la Gazzola ci rimanda al prossimo capitolo. Anzi a dire la verità Conforti lo fa proprio sparire, non si hanno più sue tracce, zero inchiostro.
Al che mi sono detta che mi ero persa Conforti per strada ( o Lino Guanciale, fate voi). No, no, niente di tutto questo. E’ proprio lui che è sparito dai radar, purtroppo.
E non ho ben chiaro il perché, quindi mi aspetto grandi cose da successivo capitolo!!

 

Stay Tuned..

Ritorno ad un grande amore: Alice Allevi!!

Questo è il secondo pubblicato ma sarebbe il terzo in sequenza di lettura.

Alice ormai è una specializzanda a tutti gli effetti. E per sua stessa ammissione “ha imparato a fare le autopsie senza combinare troppi guai”.
Alice viene chiamata da un suo docente per un caso di interdizione. La persona a cui fare la perizia è lo scrittore Konrad Azais. Un uomo sulla via del tramonto sia fisico, costretto su una sedie a rotelle, sia lavorativamente.

Lo scrittore dopo qualche giorno dalla perizia, vien trovato morto. Ovviamente la nostra Alice è in prima linea, e affianca l’onnipresente Claudio Conforti.
Alice ha ancora quella vena investigativa che le farà fare congetture, supposizioni, e che la riporterà a fianco dell’ispettore Calligaris.

Dove Conforti arranca, Alice vede la luce..

In questo romanzo si vede approfondito la parte del giallo, e per questo l’ho trovato un po’ meno frizzantino, ma credo vada bene così; perché si percepisce la maturità sia di Alice, sia dell’autrice.

In Alice, comunque, si ritrovano quei tratti esilaranti trovati nell’allieva. Un po’ sulle nuvole, svampita, eterna indecisa. Eh sì perché con Arthur le cose non vanno proprio bene, lui a Roma non vuole tornare. La sua base ormai è Parigi,, ma anche lì non c’è mai. E poi c’è Claudio.. sì Claudio, che diciamocelo un po’ arrogante lo è. Il classico bello e impossibile che passa dal caldo al gelo, che nemmeno una giornata di ottobre è così repentina (forse).

Ma a proposito com’è che ad un certo punto sparisce? che fine ha fatto Conforti? Boooo

Voi per chi tifate? Arthur o Conforti? Io non lo so.. all’inizio credevo Arthur.. Ma Conforti, tenebroso.. e poi noi donne se non sono “dannati” non li vogliamo.