Questo libro l’ho letto parecchio tempo fa, ed era stato scelto nel gruppo di lettura della biblioteca.

Tratta un tema molto importante quale è il bullismo. Nonostante sia stato pubblicato degli anni ’90, ho trovato la tematica molto attuale.

Il libro parla del suicidio di Hannah Baker studentessa liceale.
Nel momento in cui Hannah prende la terribile decisione di togliersi la vita, decide di far sapere il perché ad un limitato numero di persone.
Registra delle cassette audio, di quelle che vanno nei walkman, e ogni lato di ogni cassetta riguarda un suo compagno di scuola, o no?
Le cassette sono sette, le persone tredici, ognuna di loro ha fatto sì che Hannah si sentisse sola, che fosse soggetta ad atti bullismo.
Ognuna di loro ha creato l’effetto farfalla che l’ha portata alla fine.

Noi viviamo la storia con gli occhi, meglio dire orecchie di Clay. Uno dei destinatari delle cassette.
Il ‘gioco? funziona così: ogni persona riceve la cassette, ascolta i nastri e, una volta che li ha terminati li passa alla persona successiva. Bisogna ascoltarli in ordine e tutti devono ascoltare tutto, perché nessuno dei destinatari sa a che punto della storia si trovi. Se la catena si interrompe, i nastri verranno resi pubblici. Ma da chi e come non è dato sapere.

Clay, è giusto un attimo in ansia, e si chiede spesso perché lui sia in quei nastri, Cosa ha fatto per portare Hannah al suicidio?

Il libro fa ben vedere come un fatto, seppur accaduto, ma ingigantito solo per farsi ‘belli’ davanti agli amici possa creare danni enormi.
Come una voce, per alcuni innocua (e non veritiera), possa creare dei gran danni al diretto interessato.

 

Netflix ha fatto diventare il libro, una serie tv, a mio avviso molto bella e davvero ben fatta. Nella serie troviamo alcuni personaggi che vengono approfonditi, cosa che nel libro non accade.
Alcuni personaggi di questa serie serie arrivano da altre serie e sono contenta di vederli altre vesti.

Se non si era capito approvo libro e serie! Meno male che esiste Netflix!! 🙂

Questo è un libro dove ho faticato all’inizio, dove mi sono detta “ecco un altro libro sbagliato”. Ho faticato perché non ero preparata al tipo di narrazione.

Il protagonista, Changez, racconta la sua storia ad un turista americano. Del suo interlocutore si sa poco e niente, non si leggono sue domande dirette, si legge tutto dalla visuale di Changez.

Ci troviamo in Pakistan, nel mercato di Lahore, e il protagonista incontra per caso il suo interlocutore e gli racconta la sua storia.

Gli racconta dei suoi studi in America, l’amore per una ragazza, del suo lavoro.. ma nella sua vita perfetta, succede qualcosa che incrina tutto, un qualcosa che inizia a mettere dura prova il suo essere, la sua visione della vita: l’11 settembre.

L’11 settembre lo investe come un fiume in piena. Cominciano a guardarlo in maniera diversa, i controlli in aeroporto si fanno più serrati. Le sue idee iniziano a essere molto particolari, molto fondamentaliste, sa che ormai il mondo è cambiato, e che la guerra intrapresa dall’America vicino al suo paese, è solo una scusa.

Una scrittura meravigliosa, dove il protagonista ti prende per mano e ti accompagna. Mi sono sentita al tavolo con lui, nel mercato di Lahore affascinata dal suo racconto.

 

Ho anche visto il film, e mi è piaciuto davvero tanto per quanto si discosti dal libro. Credo che sia un film che spiega bene come sia cambiata la vita dopo l’11 settembre, è un film  che mostra quanto possano essere potenti le parole. Quanto possano dure, di quanto la gente abbia paura di loro soprattutto se non è in linea con quello che tutti pensano. Lo trovo anche abbastanza attuale e rivederlo ogni tanto penso che possa far bene!!

Zia Mame potrebbe essere la zia che tutti vorremmo, sicuramente è una zia diversa, molto diversa.

Patrick Dennis è il narratore, non che protagonista e autore del libro (in pseudonimo).

Patrick di colpo si ritrova orfano e viene affidato dal padre, in punto di morte, alla zia Mame.
Mame è una donna di mondo, a cui piace viaggiare, dare feste, leggere, insomma le piace la bella vita, ma di bambini non sa proprio nulla; e dal nulla si ritrova a crescere Patrick, a cui decide di insegnare il più possibile attraverso il suo concetto di vita.

Patrick ripercorre la sua vita da studente con la zia. Dalle amicizie altolocate, le serate fuori dal comune, il matrimonio della zia…
Dovrebbe essere Mame a prendersi cura di Patrick ma in realtà è l’opposto, senza di lui a risolvere i suoi “casini” si sarebbe persa.

Gli anni passano, e alla fine del libro Patrick è adulto, e conosce Pegeen che diventerà sua moglie e la mamma di loro figlio.

Non mi ha fatto impazzire, l’ho trovato un po’ troppo surreale e il personaggio Mame un po’ forzato.

 

Come sempre cerco di leggere prima il libro e poi vedere il film, e anche questa volta ho fatto così.

Dopo aver provato una prima lettura, fallita, in concomitanza del parto ci ho riprovato in estate, e devo dire che ci sono riuscita.

Il libro è un’auto biografia, è la storia di Solomon Northup pubblicato per la prima volta nel 1853.
Solomon è un uomo di colore, nato libero. In quegli anni molti stati avevano ancora la schiavitù, come nello stato di Washington.
Solomon era libero, un uomo, un marito, un padre, con un lavoro, una casa è un pezzetto di terra. Venne rapito, nel 1841, fatto prigioniero e schiavo. Quei 12 lunghi anni sono tutti racchiusi in queste pagine, dove i può toccare con mano tutta la tragicità della schiavitù. Tutte le difficoltà, le punizioni, le umiliazioni che ha dovuto subire in quegli anni.
Perché non tutti i suoi padroni furono persone buone e più o meno giuste, i suoi padroni erano cattivi, crudeli e molto inclini alle punizioni.
Purtroppo non tutti i suoi compagni di sventura sono sopravvissuti, molti si lasciarono morire, altri vennero uccisi. Una delle fortune di Solomon fu la capacità di suonare il violino, che gli diede molte volte la possibilità di evitare il duro lavoro nei campi.

Una storia davvero toccante che ci riporta in un attimo in un periodo storico del quale, a mio avviso, si parla poco, se non a scuola.
La sensazione è stata quella di essere seduta intorno ad un fuoco, la sera, ad ascoltare una storia di vita vera.

Ecco l’ennesima delusione dell’anno. Ho letto il libro perché volevo vedere il film dato che il protagonista è Johnny Depp.

Mortdecai è un mercante d’arte non propriamente onesto, a cui piace molto bere, ma ama molto di più le donne, o comunque è una bella lotta.
Mortdecai viene ingaggiato per “recuperare” un quadro molto importante tenuto in un museo di Madrid. Il committente è Milton Krampf, ma quest’ultimo muore in circostanze non proprio chiare.
Per il nobile mercante d’arte non si mette proprio bene, visto che perfino il suo vecchio compagno di scuola dei servizi segreti gli da la caccia.

Di esilarante ho trovato ben poco, non ho ben capito come si sia arrivati a volte ad alcuno eventi, ma… Ma mi ha lasciato con quella voglia di capire dove vuole andare a parare, e come si evolve la storia.

Sono rimasta un po’ così, eppure mi avevano detto che era divertente, solo io l’ho trovato un po’ confusionario?

Ho visto il film con mio marito. Johnny Depp come sempre è bravo a caratterizzare i personaggi, a tratti divertente, ma proprio a tratti. Probabilmente non essendomi piaciuto il libro, ho fatto fatica anche con il film. Invece mio marito lo ha trovato divertente e gli è piaciuto. Come siamo diversi io e marito 😀

Vi lascio, come sempre, il trailer del film!

Posso dirlo? Ok, lo dico: Che delusione!! Mamma mia come ci sono rimasta male!!!!

Mi aspettavo un libro che approfondisse questo personaggio, invece niente. Speravo che si raccontasse della vita di questo maggiordomo, Eugene, che ha lavorato alla casa bianca per 8 Presidenti.
8 Presidenti sono davvero tanti, e invece?  Invece mi ritrovo un libro che parla di come si è arivati al film  e alla produzione.

Del personaggio, della persone Eugene, poco e niente. Solo nella prima parte di parla della sua storia. Di come è arrivato a lavorare nella “casa” più ambita d’America.
Lui, uomo di colore, che lavora sotto Presidenti che vogliono abolire le segregazioni, anche a costo della vita come Kennedy, o sotto presidenti che… ecco.. non è proprio il loro primo pensiero.

Quindi sì, mi aspettavo di più, mi aspettavo di leggere della storia degli Stati Uniti vista magari dall’interno, non dico che si dovesse parlare dei dettagli privati, ma qualche cosa in più sì.

Avevo molte aspettative, di certo la colpa è mia che come al solito non informo mai sui libri che voglio leggere.

Il film, invece, mi è piaciuto molto. Anche se la storia è romanza e ci sono delle incongruenze con la vita di Eugene.
L’ho visto con il marito, e devo dire che ha apprezzato anche lui, meno male, me la sono scampata!! 😀

E’ il secondo romanzo di Jane Austen che leggo. Non dico che sia stato un parto, ma quasi. Lo iniziai a novembre.. e.. noiosissimo!!!!!!

Non succede nulla. Nulla di interessante. Una storia d’amore assolutamente inesesistente, seppur i sentimenti della protagonista siano abbastanza chiari e palpabili. Per la Austen, le sue protagoniste femminili, sono tutte delle eroine. Ma secondo me, Fanny Price di eroico ha ben poco.

Viene presa in casa dagli zii ricchi, all’età di 8 anni. Dove viene quasi sempre ignorata, o sbeffeggiata dalla zia Norris, tranne dal cugino Edmund. I due si confidano, crescono insieme, ed è l’unico della famiglia a prendere in considerazione i suoi sentimenti e i suoi bisogni.
Fanny crescendo diventa remissiva. Tiene per se i commenti, le opinioni che si fa sulle situazioni e sui componenti della famiglia.

Credo, che per eroina, in questo caso s’intenda nella caparbietà nel non voler sposare Henry Crawford. Lui è un Don Giovanni dell’epoca, bello, capace di far innamorare qualsiasi donna gli capitasse davanti, ma una volta fatta la conquista se ne disinteressava. Nella sua trappola ci cadono entrambe le cugine Maria e July Bertram. Così il bel giovine decide di far cadere nella sua trappola Fanny, ma chi ne rimane impigliato è solo lui; visto che il cuore di Fanny è occupato da un altro uomo, che spera di sposare la sorella di Henry, Mary Crowford.

Alla fine aveva ragione Fanny, non volendo sposare Henry, e tutta la famiglia quasi tacitamente le da ragione.

Purtroppo non l’ho trovato coinvolgente, ne leggero, come mi successe con Northanger Abbey. L’ho trovato pesante poco scorrevole.

Ho visto il film del 1999. Il trailer qui sopra è in inglese, su youtube non l’ho trovato in italiano. Il film è difficile da reperire da noi, non so per quale strano motivo.

Ho preferito il film. O forse sono stata aiutata dal libro, non lo so. Ma una cosa è certa, nel film Fanny, ha più carattere, è più intraprendente, più giocosa, e credo meno remissiva. L’ho amata di più sul video che sulla carta.

Come in tutti i film, ci sono delle grosse differenze: la figura di William Price, il fratello di Fanny, è totalmente assente, mentre nel libro è una figura importante per la protagonista.
La storia con Henry non è proprio uguale, anche se comunque tutte le pecche caratteriali vengono fuori in un modo o nell’altro. Diciamo che escono facendo un giro diverso rispetto al libro.
Il finale combacia. E meno male aggiungerei io!

 

 

Se si dice “Diavolo Veste Prada” si pensa a Meryl Streep e ad Anne Hathaway, all’oscar e a tante risate!

Così mi sono decisa a leggere il libro, che è il primo di una trilogia se non sbaglio. Non è che possa dire molto. La storia la si conosce. Anche se il film è un po diverso, ma ho trovato in entrambi i casi la stessa freschezza.
Scrittura scorrevole, allegro, risate assicurate; anche se durante la scrittura alcuni paragrafi li ho saltati perché li trovavo superflui alla storia. Ho saltato le troppe descrizioni dei vestiti. Sì lo so che sono la parte principale del libro.. però a volte, per me, era eccessivo, e comunque, la lettura non ne ha risentito.

L’ho letto, senza esagerare, in circa 24 ore, quindi ottimo  per l’ombrellone, o quando si ha l’influenza.

Andrea è una ragazza che ha il sogno di scrivere per un giornale importante, ma per arrivarci deve fare assolutamente la gavetta.
Così fa quello che fanno tutti i ragazzi appena laureati: manda curriculum a tutto andare, finché un giorno viene chiamata per un colloquio, senza capire bene come e perché si trova ad essere assistente personale in seconda di Miranda Priestly; direttrice della famosa rivista Runway. Sì famosa per il mondo, ma non per lei. Miranda vede un qualcosa in lei e l’assume.

Andrea ha una lenta, ma inesorabile trasformazione. Diventa alla moda, efficace ed efficiente, ma questo la porta ad avere problemi con le relazioni nella sua vita privata. Miranda non è proprio un capo comprensivo, anzi tutt’altro, tutto deve girare intorno a lei, e guai a non soddisfare le sue richieste!!
Andrea, per realizzare il suo sogno, deve resistere un anno. Un anno con Miranda equivale a più anni di gavetta in qualsiasi altra rivista o giornale.

La consacrazione arriva quando Andrea deve accompagnare Miranda a Parigi per la settimana della moda. In teoria non dovrebbe toccare a lei, questo “privilegio” spetta all’assistente in prima. Ma alla fine ci va lei.

Il finale del libro è totalmente diverso dal film, come spesso accade, se avete letto il libro fatemi sapere quale “trattamento di fine rapporto” avete preferito.

 

La scena del film che preferisco sono le varie entrate di Miranda in ufficio, quelle dove lei butta i vari cappotti sulla scrivania. Una Meryl Streep D I V I N A

 

Era da una vita e mezza che mi riproponevo di leggere questo libro, per vedere il film. Finalmente l’ho trovato ad un buon prezzo al supermercato circa 7€ centesimo meno, centesimo più.

Così mi sono messa a leggerlo.

 

Ho passato delle ore liete, è uno di quei libri che si possono leggere in un  giorno solo, sono poco più di cento pagine, ma io l’ho letto in più giorni.

Durante la lettura, non capivo molto, il senso del libro, ma il film mi ha aiutato a mettere insieme i pezzi.

Siamo in Emilia negli anni ’70, e in questo paesino apre il Bar Sport. Stefano Benni ci porta ad esplorare tutti i suoi personaggi, le dinamiche, e alcuni scenari tipici da bar.
Il libro si divide in piccoli capitoli, molto spesso sono di due tre pagine, ma sono lo stesso esaustivi.

Chi più o meno ha messo piede in un bar, sa che ci sono personaggi, e situazioni ben definite, come dei riti, e Benni, ci aiuta a capirli. Troviamo il playboy, il ragazzo delle consegne, la cassiera, il flipper, il biliardo, quello che aspetta sempre di intrufolarsi in una conversazione.

Se c’è una cosa che ho capito da questo libro è che non bisognerebbe MAI mangiare le paste in esposizione, a parte se il bar lo conoscete e sapete quali vengono cambiate o meno.

Il prologo è davvero spassoso, mi sono scompisciata ( ma si dice??) dalle risate. L’ironia, come dicevo, è palpabile, ma fino a che non ho visto il film, non capivo molto bene come e dove volesse andare a parare.

Il film è davvero carino, simpatico e anche molto divertente. Un cast italiano davvero ben costruito, e ogni attore è adattissimo alla sua parte.. Troviamo Bisio, Teocoli, Finocchiaro, solo per citarne alcuni.
In questo caso ho preferito la pellicola, anche perché molto fedele al libro, e con una voce narrante fuori campo che legge alcuni passi del libro. Finalmente sono contenta di averlo visto. Il marito era scettico, ma alla fine anche lui l’ha trovato simpatico e divertente, e il marito, sempre scettico sul cinema nostrano, ha elogiato il cast. 🙂

Vi lascio come sempre il trailer

 

 

 

P.s So che Benni ha fatto una specie di seguito: Bar Sport Duemila.. un giorno lo leggerò

 

Che libro ragazzi!! Forse dovrei dire che tomo!!! L’ho voluto leggere fortemente a spizzichi e bocconi, perché sapevo che non lo avrei letto tutto di seguito. Sono stata anche ferma per un paio di mesi. Per il primo periodo sono stata brava lo alternavo ogni dieci giorni, poi ho avuto il crollo. Mi sono bloccata. Il rientro dalle ferie è stato rigenerante e ci ho dato dentro.

Durante una telefonata con mia mamma le dico dove sono arrivata, e lei che fa? Mi dice una parte del finale!! Ma puoi?? Comunque mi non fatta forza e l’ho finito, per mia fortuna non si ricordava alcuni eventi. Mi è andata bene..

La storia è bella e avvincente. Viviamo quasi tutta la vita di Val Valjean, e tutti i suoi travestimenti per evitare il bagno penale, dove lo vorrebbe mettere a vita l’ispettore Javert. Ma lui deve evitarlo in i modi, perché deve dare una vita dignitosa alla piccola Cosette.

Io non so se Hugo venisse pagato a righe, come Dumas durante la stesura del Conte di Montecristo,ma le regressioni storiche, come un’intero capitolo sulla battaglia di Waterloo, non le ho rette Saranno sicuramente interessanti, importanti per la storia francese, non lo metto in dubbio, ma per me è stato decisamente troppo. E’ per quello che dovevo interromperlo, per quello ho fatto fatica. Le parti descrittive e le note storiche il mio cervello le filtrava, ma appena la storia prendeva piede mi appassionavo e andavo spedita.

Più persone mi hanno detto che sono stata masochista, che ci sono tanti classici da leggere. Comunque penso che questo romanzo, almeno una volta nella vita debba essere letto, ma per come ogni libro dovete farlo non perché dovete, ma perché volete.

Ne sono state tratte diverse pellicole, io vi consiglio quella del 1998 e del 2012.

Buona lettura e buona visione!