Ho deciso di ritagliarmi del tempo, tutto per me, poche ore al mese, meglio di niente. Così mi sono iscritta al gruppo di lettura nella biblioteca del mio comune.
Sono felice: leggere libri, parlarne, confrontarsi e uscire dalla propria confort zone.
Ecco… Come dire… Forse è meglio restarci.
Questo libro proprio non mi è piaciuto, e così anche agli altri del gruppo.
Il libro è ambientato in Cina, scrittore cinese, vincitore di premi… In Cina ovviamente!
Ho scoperto che Mai Jia è considerato un grande scrittore…no, non solo in Cina.
La storia è considerata spy. Ecco io di Spy, di suspance, di adrenalinico non ho trovato proprio nulla.
Come? Cosa ci ho trovato, mi chiedete?
..una storia sconclusionata, dove si è partiti un po’ troppo lontani, per arrivare ad un punto, i “giorni nostri”.
La storia è un’inchiesta giornalistica, ed inizia perché la voce narrante viene a sapere dell’esistenza del Signor Rong, dal padre ricoverato in una struttura per anziani. Ma questo lo si scopre solo alla fine. Spiegarlo all’inizio pareva brutto e maleducato.
Ai giorni nostri il protagonista verrebbe identificato come autistico.
Il Signor Rong è un genio della matematica, da piccolo, senza che nessuno gli e lo spieghi, impara da solo le moltiplicazioni.
Essendo un bambino prodigio, brucia le tappe, nonostante la famiglia che lo ha preso con se cerchi in tutti i modi di evitarlo. Cosa che risulterà impossibile.
In breve: questa sua genialità, sarà la sua rovina.
In età adulta viene prelevato dal governo cinese e lo fa diventare un crittografo. La sua carriera, anche qui, è fulminea: mentre tutti credono che non lavori, che non faccia altro che leggere é giocare a scacchi, lui decodifica, in pochissimo tempo, il codice che ha fatto impazzire il suo predecessore. Letteralmente impazzire.
Il libro ci spiega che nessuno è in grado di decodificare due codici uno di seguito all’altro, e nel giro di poco. Ma lui è un genio, lui è il Signor Rong, figurarsi se non ci riesce.
Ecco, forse era meglio lasciarlo stare. Infatti ha un tracollo psicofisico non indifferente.
Lo stile narrativo di per sé non è male, peccato che la prima parte mi abbia richiamato Cent’anni di Solitudine, che come sapete non ho molto amato. Me lo ha richiamato perché si è partiti dagli albori, si è dovuto ricreare l’albero genealogico della famiglia per arrivare a lui. Secondo me si poteva evitare di farla così lunga.
La parte più interessante è la parte centrale, quella in cui il Signor Rong diventa crittografo, ma secondo me è stata sviluppata male.
La parte finale sarebbe andata all’inizio, e l’ultimo capitolo è stato totalmente inutile, non serviva.
Ma ultima chicca, è stato tradotto in italiano, da una traduzione inglese, e non direttamente dal cinese. Perché? Misteri dell’editoria…