“L’educazione e la letteratura, ragazzo mio, sono un diritto per tutti. Se le hai, non devi privarne agli altri”.

Bapuji restava sempre stupito dal fatto che la gente non si rendesse conto che le lettere, le parole e i libri, costituivano una fonte inimmaginabile di ricchezza.

Bapuji, se era in compagnia di un buon libro, poteva restare per giorni interi senza lavarsi, senza parlare e perfino senza mangiare.

Era proprio quella l’idea, secondo lui, poter vivere attraverso i libri mille vite diverse e affrontare un milione di avventure.

“Vivi la tua vita, qualunque cosa accada, e lascia il resto al destino”.

Non esiste un significato superiore, esiste solo ciò che fai e quello che accade come conseguenza.

“Una cosa buffa dei sogni è che a volte sembrano reali, riesci quasi sempre a sentirne il sapore, ma poi quando ti svegli ti scivolano via tra le dita come una manciata di terra, prima che tu che riesca a stringerla in mano per darle una forma”.

 

Mamma che botta!! Lo so che non è appropriato esordire così, ma cacchio che botta, che pianto!!! Il marito sentendomi piangere pensava fosse una cosa seria, si è affacciato in camra e mi ha guardata… come se piangere su un libro non sia una cosa seria! :/

Il libro è ambientato in India. In un momento storico importante per il paese. Nel periodo della divisione, quando è nato il Pakistan, il Kashir, un bel romanzo anche per imparare qualcosa di nuovo ( o comunque è servito a me) di una terra lontana di cui io personalmente so così poco, o nulla.

Si parla di bugie, di bugie a fin di bene, a fin di male, e che tutti le diciamo; e a quanto pare, più le diciamo più diventiamo bravi.
Il protagonista è Bilal, un ragazzino con un affetto viscerale per l’amato padre. Vivono in India settentrionale, in una piccola casetta, non una famiglia ricca, ma con una cosa molto preziosa: un muro. Un muro di LIBRI.

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