Allora cerchiamo con tutte le forze di convincerci che esistono cose per cui vale la pena vivere che per questo la vita ha un senso.

Credo che essere coscienti renda il successo amaro, mentre la mediocrità, spera sempre in qualcosa.

Che cos’è un’aristocratica? E’ una donna che, sebbene circondata dalla volgarità, non ne viene sfiorata.

La forza di un soldato no sta nell’energia che impiega per intimidire l’avversario inviando un mucchio di segnali, ma  nella capacità di concentrare in se la forza focalizzandosi su se stesso.

Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l’intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo a un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello. La bruttezza invece, di per sé è per sempre colpevole, e io ero già votata a quel tragico destino, reso ancora più dolorosi se si pensa che non ero affatto stupida.

Fuori il mondo ruggisce o si addormenta, scoppiano le guerre, gli uomini vivono e muoiono, alcuni nazioni periscono, altre che verranno presto inghiottite, sorgono, e in tutto questo rumore e questo furore, in queste esplosioni e risacche mentre il mondo avanza, si infiamma, si strazia e rinasce, si agita la vita umana.

La vera novità è ciò che non invecchia nonostante lo scorrere del tempo.

Allora come la mettiamo? E’ questo il movimento del modo? un infimo sfasamento che rovina per sempre la possibilità della perfezione.

E se la letteratura fosse una televisione in cui guardiamo per attivare i neuroni specchio e concederci a buon mercato i brividi dell’azione? E se, peggio ancora, la letteratura fosse una televisione che ci mostra tutte le occasioni perdute?

Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.

Non vediamo mai al di la delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni, senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell’altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire.

Penso che non le sia mai venuto in mente che prima di tutto un testo è scritto per essere letto e per suscitare delle emozioni nel lettore.

Io credo che ci sia una sola cosa da fare: scoprire il compito per il quale siamo nati e portarlo a termine il meglio possibile, con tutte le nostre forze, senza complicarsi l’esistenza e senza pensare che ci sia qualcosa di divino nella nostra natura animale.

La letteratura, per esempio, ha una funzione pragmatica. Come ogni forma artistica, ha lo scopo di render sopportabile l’adempimento dei nostri doveri vitali.

Come puoi esistere se non sai dove sei, se devi accogliere nello stesso tempo la cultura dei pescatori thailandesi e quella dell’alta borghesia parigina, quella dei figli immigrati e quella dei membri di una vecchia nazione conservatrice?

Il bello è ciò che cogliamo mentre sta passando.

Forse essere vivi è proprio questo: andare alla ricerca degli istanti che muoiono.

Forse l’amore materno è questo, l’intuizione nel bel mezzo del disastro, quella scintilla di empatia che alberga nell’uomo anche quando è ridotto a vivere come una bestia.

Perché una camelia può cambiare il destino.

Sì, l’occhio percepisce ma non scruta, crede ma non interroga, percepisce ma non indaga, è privo di desiderio e non persegue nessuna crociata.

Prima di morire, quello che dobbiamo vivere è una pioggia battente che si trasforma in luce.

Mi dico che forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso.

Ne avevo sentito parlare così bene , solo commenti positivi, entusiastici. Ma solo a me non ha fatto impazzire? Solo a me ha lasciato l’amaro in bocca? Solo io ho preferito il film?

Il libro è a due voci.
La prima è Renée, portinaia di uno stabile di ricchi, dove nessuno la considera o la ritiene all’altezza per una conversazione che vada al di là del “Si ricordi di innaffiare le piante”. Non che Renée faccia molto per farsi notare, anzi sbaglia apposta, nelle poche conversazioni , verbi o parole, tanto i condomini se lo aspettano da lei. Ma nessuno sospetta che invece sia più acculturata di loro, che ha una stanza segreta nella guardiola, che poi è la sua casa.
Nessuno sospetta che vada in biblioteca, che noleggi film, che si possa commuovere guardandoli, o che il suo gatto si chiami proprio in quel modo non per puro caso.
Lei ama leggere!! Ne legge così tanti, che nemmeno io nella realtà ci posso riuscire.

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