Spesso leggiamo libri che pensiamo di dover leggere o che avremmo già dovuto leggere, o che ritengono che noi dovremmo leggere (incontro a ogni  piè sospinto persone che hanno un loro elenco mentale, e a volte anche materiale, dei libri che pensano di dovere aver letto quando compiranno quarant’anni o cinquanta, o quando moriranno).

I romanzi che hanno raggiunto un pubblico di massa nell’ultima decina d’anni di solito richiedono ai loro lettori di guardare i personaggi attraverso una lastra di vetro relativamente trasparente.

Non vorrei mai dover dissuadere qualcuno dalla lettura di un libro. Ma vi prego, se state leggendo un libro che vi sfinisce, lasciate perdere e leggete qualcos’altro, come quando mettete mano al telecomando se non vi piace un programma televisivo.

E comunque, leggere per diletto è una cosa che dovremmo fare tutti.

Voglio dire soltanto chhe voltare le pagine nn dovrebbe essere come arrancare in un denso pantano. Lo scopo primario dei libri è che noi leggiamo: e se scoprite di non farcela, può darsi che la colpa non sia della vostra inadeguatezza. A volte i “buoni” libri sono un incubo.

Leggete di tutto, purché non vediate l’ora di riprendere in mano il vostro libro.

Eppure mi è servito tutto questo tempo per capire che la lettura non deve essere per forza noiosa.

Per favore, vi prego: mollatelo lì. Non lo finirete mai. Iniziatene un’altro.

Quando discuterò con san Pietro sulla porta del paradiso gli dirò di ignorare la colonna dei libri letti per concentrarsi su quella acquistati.

La maggior parte della gente per bene, di notte fa fatica a dormire e a quanto pare è proprio per questo che il mondo è un tale casino.

Perché essere lettore è un po come essere presidente, salvo che la lettura comporta abitualmente poche cene di stato.

Ma presumo che anche il critico/editore/vattelapesca più spocchioso debba accettare che tutti, a un certo punto, leggiamo un libro per la prima volta.

Non è neanche indispensabile amare l’autore per ricavare qualcosa: basta che amiate le persone che creano l’arte in qualunque forma.

Ma il guaio, con i libri influenti, è che, se hai assimilato l’influsso dell’originale senza averlo letto, apprezzarne la grandezza può non essere semplice.

Malgrado le apparenze contrarie, la stupidità è una condizione mentale complessa.

 

Potevo non leggerlo? Beh dai su, siamo seri!! Partecipo alla rubrica e non leggo il libro che ha dato vita al tutto?

Il mio primo Hornby. Il primo libro di un autore è fondamentale, come i famosi tre minuti di conoscenza di una persona. Quindi state pure certi che arriveranno altri Hornby, ma prima parliamo di questo.

Una vita da lettore non è un romanzo! Non credo nemmeno sia il caso di definirlo saggio. E’ più una raccolta di articoli.. viene definito saggio?? L’idea comunque è carina.
Sono articoli, scritti di suo pugno, quando collaborava con la rivista “Believer”. Lo scopo della rubrica è carino, parlare dei libri letti. Dire quali si è acquistati, quelli che siè ricevuti in prestito, quali abbandonati.

La cosa che salta all’occhio è la che la maggior parte dei titoli qui da noi, non sono stati pubblicati, e di cui non ho mai sentito parlare.
La cosa un po’ pretenziosa, e un po’ restrittiva è che deve parlare solo dei libri che gli sono piaciuti, ecco questo non mi è piaciuto. Hornby qui in veste da lettore, non di autore, dovrebbe essere libero di poter parlare liberamente. Un po come faccio io oh se un libro che leggo non mi piace, perché non dovrei parlarne? Mica siamo tutti uguali. Infatti, dai vari articoli Hornby fa emergere il suo malessere su questa cosa.

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