Mamma che botta!! Lo so che non è appropriato esordire così, ma cacchio che botta, che pianto!!! Il marito sentendomi piangere pensava fosse una cosa seria, si è affacciato in camra e mi ha guardata… come se piangere su un libro non sia una cosa seria! :/

Il libro è ambientato in India. In un momento storico importante per il paese. Nel periodo della divisione, quando è nato il Pakistan, il Kashir, un bel romanzo anche per imparare qualcosa di nuovo ( o comunque è servito a me) di una terra lontana di cui io personalmente so così poco, o nulla.

Si parla di bugie, di bugie a fin di bene, a fin di male, e che tutti le diciamo; e a quanto pare, più le diciamo più diventiamo bravi.
Il protagonista è Bilal, un ragazzino con un affetto viscerale per l’amato padre. Vivono in India settentrionale, in una piccola casetta, non una famiglia ricca, ma con una cosa molto preziosa: un muro. Un muro di LIBRI.

Un muro di libri che “bapuji” leggeva a Bilal fin da quando era piccolissimo e che ha raccolto nel corso della vita.

“Bapuji” è ormai malato, molto malato, non si occupa più del mercato cittadino, resta a letto e dorme molto. La vita di Bilal sta cambiando, proprio come la nazione. Bilal decide che l’amato padre non deve venire a sapere, in nessun modo, quello che sta accadendo. Delle divisioni, delle violenze.. di nulla. Così gli amici di sempre mettono in piedi un “servizio di vedetta” sui tetti, in modo che Bilal sia avvisato se qualcuno volesse andare a trovare il padre e raccontargli le novità. Arrivano a creare perfino un giornale apposito, con notizie false, da fargli leggere.
“Bapuji” deve morire in pace, all’oscuro di tutto, deve morire con la consapevolezza che la sua India sia un luogo di pace, dove diverse culture e religioni vivono insieme. Ma tutto questo gli peserà, per sessant’anni lo tormenterà, lo farà sentire in colpa.

Un bellissimo libro per farsi due domande, per capire, per guardarsi dentro. Per capire e ammettere che… tutti dicono bugie. TUTTI.

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