Non riuscivo a lavorare bene, in quel periodo. Ero preoccupata per la mia famiglia e non di come riuscivo a pulire i pavimenti o a candeggiare le lenzuola. Fino a quel momento nessuno aveva notato quanto fossi brava nelle faccende di casa, ma ora tutti si accorgevano della mia trascuratezza. Lisbeth trovò da ridire su un grembiule macchiato. Tanneke borbottò perché scopando alzavo polvere fin sui piatti. Catharina mi riprese diverse volte: perché avevo dimenticato di stirare le maniche della sua camicia, perché avevo comprato baccalà mentre mi erano state ordinate delle aringhe, perché avevo lasciato morire il fuoco.
Maria Thins mi sussurrò: “Coraggio, ragazza”, nel passarmi accanto lungo il corridoio. Solo nell’atelier riuscivo a fare le pulizie bene come prima, lavorando con l’accuratezza che lui pretendeva.
Non sapevo che fare quella prima domenica in cui non mi fu permesso di andare a casa. Non potevo nemmeno recarmi nella nostra chiesa, perché si trovava nell’area sottoposta a quarantena. Non volevo d’altra parte rimanere in casa: qualsiasi cosa facessero di domenica i cattolici, non volevo trovarmi tra loro.
Se ne andarono tutti insieme alla chiesa gesuita al di là della Molenpoort, le bambine con i vestitini della festa e persino Tanneke in un abito di lana color ocra, con Johannes in braccio. Catharina camminava lentamente, appoggiandosi al braccio del marito. Maria Thins chiuse a chiave la porta alle sue spalle. Io rimasi ferma in piedi sulle mattonelle davanti a casa mentre loro si allontanavano, incerta su che fare. Dal campanile della Chiesa Nuova, proprio lì davanti a me, arrivavano i rintocchi dell’ora.
Ero stata battezzata in quella chiesa, pensavo, dunque, mi lasceranno entrare per assistere al servizio domenicale.
Mi infilai nella grande navata, sentendomi come un poveretto intrufolatosi nella casa d’un ricco. L’interno erafrersco e semibuio, con le colonne lisce che si innalzavano verso un soffitto tanto alto da sembrare il cielo.

Altro regalo che ho ricevuto da amici per i miei trent’anni. Era in lista da secoli. Letto in pochi giorni, o meglio in circa 48 ore 🙂

La storia parla, in modo romanzato, della nascita del famoso quadro di Vermeer.
Griet è un’adolescente che deve andare a servizio della famiglia Vermeer per aiutare i suoi genitori caduti in disgrazia.
Il suo ruolo nella casa sarà quello di fare le pulizie dell’atelier del pittore, oltre alle faccende domestiche e la spesa.

Griet ha un senso spiccato per i colori e riesce a capire cosa manca nei quadri del suo padrone.
Tra i due nasce un senso di complicità, di comprensione e lei riesce a conquistare la sua fiducia. La cosa non piacerà ne alla figlia Cornelia, una vera peste, e alla’altra domestica Tanneke. Catharina, la moglie di Vermeer, non la può proprio vedere.

La vita di Griet si complica nel momento in cui lei diventa l’assistente di Vermeer, precipitando quando lui gli chiede di posare per lui, ciò causa, una volta scoperto, l’ira di Catharina, che prende la palla al balzo per mandarla via.

Io l’ho trovato molto sensuale, e secondo me lui era innamorato di lei. Mi sembrava di essere lì con loro, a guardare, spiare la loro vita. Mi sembrava, perfino di essere di troppo. Sì ecco questa è stata la sensazione. Essere di troppo guardare un qualcosa che non mi competeva un qualcosa di molto magico.

 

Il film non mi ha fatto impazzire. Una giovanissima Scarlett, un capellone Colin. La sensualità che trasuda dal libro, trasuda anche dalla pellicola, ma.. non lo so. Il marito gli ha dato 6 ma qualcosa mi è mancato. La cosa che più mi ha deluso è stato il finale. Io l’avrei fatto uguale al libro, e invece.. troppo veloce, troppo. In fondo Griet nel fiale si prende una piccola soddisfazione a mio parere. Ma la bravura di Colin Firth e Scarlett Johansson sono a dir poco palesi!!!